Le api

Simboli biblici

Le api nella Bibbia, benché citate solo cinque volte, sono insetti importanti perché producono il miele che nutre il popolo e testimonia la fedeltà di Dio alla sua promessa di una terra ricca di latte e miele.

Mosè ricorda che Dio è «sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele» (Es 3,8; cfr. Es 33,3; Nm 13,27; 14,8; 16,13-14; Dt 6,3; 11,9; 26,9; 26,15; Gs 5,6). Le api sono simbolo di instancabile laboriosità (Gdc 14,8), di lavoro organizzato nella condivisione. Esse per costruire il favo o per ripararlo uniscono le loro zampe a catena e in tal modo assicurano la produzione del miele e della cera a beneficio di tutti. Le api benché insetti piccoli, poco appariscenti e per nulla attraenti, sono simbolo di bontà e umiltà che è vita saggia e feconda: «Non lodare un uomo per la sua bellezza e non detestare un uomo per il suo aspetto. L’ape è piccola tra gli esseri alati, ma il suo prodotto è il migliore fra le cose dolci. Non ti vantare per le vesti che indossi e non insuperbirti nel giorno della gloria, perché stupende sono le opere del Signore, eppure esse sono nascoste agli uomini» (Sir 11,3). Questa piccolezza piena di fecondità è stata anche interpretata come simbolo di Israele e della Vergine Maria, l’umile ancella del Signore che ci ha dato Gesù.

A questa valenza positiva corrisponde anche un aspetto negativo. Le api quando si muovono in sciame, pur essendo animali piccoli, sono simbolo dei nemici che attaccano Israele. Lo ricorda Mosè al popolo uscito dall’Egitto: «Vi inseguirono come fanno le api e vi batterono in Seir fino a Corma» (Dt 1,44). Il profeta Isaia paragona l’Assiria, grande nemico del popolo d’Israele, ad api irritate: «In quel giorno il Signore farà un fischio alle mosche che sono all’estremità dei canali d’Egitto e alle api che si trovano in Assiria» (Is 7,18). Le api che pungono e dalle quali è difficile liberarsi descrivono la sofferenza del giusto perseguitato: «Mi hanno circondato come api» (Sal 118,12).

Il termine ape (in ebraico debora) nella Bibbia è pure un nome femminile. Debora è la nutrice di Rebecca (Gen 35,8) ma questo nome ricorda pur un’altra donna importante e fuori dagli schemi: «Debora, donna profetessa, moglie a (di) Lappidot giudicava Israele in quel tempo. Essa sedeva sotto la palma di Debora, tra Rama e Betel, sulle montagne di Efraim, e gli Israeliti venivano a lei per le vertenze giudiziarie» (Gdc 4,4-5). Questa donna eccezionale che vive in mezzo al popolo di Dio, seduta sotto una palma, si comporta come l’ape che dà il miele che procura dolcezza e pure punge, cioè scuote. Il miele di Debora è la parola di Dio alla luce della quale amministra la giustizia; il pungiglione è il richiamo a vivere la giustizia di Dio. L’ape che dà il miele e punge è simbolo della profezia che mentre annuncia la misericordia di Dio chiede di vivere secondo Dio anche se questa scelta produce sofferenza.

Da sapere

Durante la veglia di Pasqua, il canto dell’annuncio pasquale fa riferimento alle api dalla cui cera proviene il cero. Il loro lavoro condiviso è simbolo della comunione che deve caratterizzare il popolo di Dio: «In questa notte di grazia accogli, Padre santo, il sacrificio di lode, che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri, nella solenne liturgia del cero, frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce».

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