Riscoprire i documenti del Concilio

50 anni dopo

Può accaderci di essere contemporanei di fatti e avvenimenti di cui la storia parlerà perché cruciali, perché momenti nei quali è reso possibile un cambiamento in altri tempi impensabile, pur essendo desiderato e cercato e preteso.

«Ci sono generazioni di uomini il cui compito pare sia di attendere e di forgiare, nella pazienza, nella sopportazione, nel sacrificio, i tempi migliori di cui altri godranno. E generazioni cui tocca vedere profilarsi all'orizzonte mete da altri fortemente attese e sperate. E quando il tempo matura e accade ciò che dalla pazienza di altri ancora era stato preparato e dalla speranza di altri intravisto, può accadere che chi è chiamato a mietere non abbia consapevolezza del proprio compito e non lo assuma...

La nostra è una generazione cui tocca raccogliere. A chi vuole e a chi se ne assume il compito oggi è concesso d'aver senso. Come sempre del resto. Ad altri è toccato di gridare o imprecare o contorcersi perché la storia partorisse. A noi tocca accogliere e tenere in braccio e coccolare il figlio da altri atteso e generato. E accudirlo e crescerlo. Forse il compito nostro è soltanto di tenerlo tra le mani e leggergli negli occhi le promesse che ci fa e che fondano nuove speranze e che mettono in moto altri meccanismi per la storia di dopo.

Letti così, i documenti del Concilio Vaticano II – come il cielo che si scruta, come il bimbo cui si guarda, come il campo che si miete – potranno forse alimentare, più efficacemente di quanto non sia avvenuto in questi anni, il desiderio che abbiamo d'essere nella verità e di costruire il mondo».

Queste parole di Antonio Girardo, poste nella presentazione dei Documenti del Concilio Vaticano II, editi da Paoline, illuminano il lungo percorso storico che ha portato alla celebrazione dell'evento conciliare, compimento di tante attese e di tante sollecitazioni dello Spirito nella sua Chiesa.

Ma illumina anche il compito di noi che, mezzo secolo dopo, li rileggiamo rischiando di non comprendere a fondo il compito di "mietere" adeguatamente il frutto di quelle fatiche, di non assumere in pieno l'eredità che ci è stata consegnata. Il messaggio del Concilio va continuamente ricordato, coltivato, attualizzato, come instancabilmente fa papa Francesco.


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