Comunicazione interpersonale: nessuno è autosufficiente

Comunicando s'impara

La comunicazione trasforma le persone e, soprattutto attraverso il digitale, plasma nuove culture e stili di vita. Ma perché comunicare? La necessità di comunicare è anzitutto legata alla nostra condizione di essere persone in relazione con la realtà che ci circonda.

Ogni giorno la comunicazione assume un'importanza fondamentale nella nostra vita; senza uno scambio costante di comunicazioni non potremmo vivere, così come una lampada non può rimanere accesa se non è investita senza sosta da flussi di corrente elettrica.
Comunichiamo per incontrare l'altro e accoglierci reciprocamente, per esporre le nostre idee ed esprimere desideri, per diffondere i valori in cui crediamo, per condividere il pensiero degli altri, per conoscere e decidere, per realizzare i nostri progetti. Comunque ci si sforzi, non si può non comunicare.

Tutto il nostro comportamento parla e comunica di continuo, anche se non ne siamo consapevoli e non ci esprimiamo con le parole. Da ciò possiamo trarre una conseguenza: se non si può non comunicare, tanto vale imparare a comunicare in modo efficace perché comunicare è un evento che non possiamo evitare.

La vita è comunicazione in tutte le sue condizioni e la relazione è fondamentale per crescere e dare significato alla vita. L'altro non è un optional, un accessorio, ma l'altro mi è necessario per la mia stessa esistenza come mi è necessaria l'acqua, l'aria, la terra. Imparare a comunicare è dunque un imperativo per sentirci parte viva di un rapporto che genera vita, che risveglia le potenzialità assopite. Ma attenzione perché non ogni relazione è una vera comunicazione vitale. Ci sono infatti alcune condizioni imprescindibili per una autentica comunicazione tra persone. Ma di questo parleremo nei prossimi appuntamenti.

Diciamolo con... un film

Il cinema mostra sempre uno spaccato della realtà in cui viviamo e ci consente di approfondire importanti e avvincenti argomenti. La pellicola dal titolo Cast Away (2000), mi ha ricordato il tema della comunicazione interpersonale.

paoline comunicando s impara settembre 2020 riccieri 1 pSi tratta di un film diretto da Robert Zemeckis, con protagonista Tom Hanks che interpreta Chuck Noland, un agente della FedEx che a causa di un'incidente aereo precipita in mare al largo della Thailandia, ma ha la fortuna di salvarsi su di un'isola. L'aereo si è allontanato troppo dalla rotta prestabilita e nessuno sa dove si trovi. Per Chuck inizia così un lungo periodo da naufrago solitario.

Oltre alle problematiche legate alla sopravvivenza il protagonista si ritrova anche con il problema del suo lungo isolamento. Chuck prova gli effetti distruttivi che causa la solitudine, così sull'orlo della pazzia scopre un amico in una palla da volleyball recuperata dal relitto dell'aereo. Questa ha una macchia fatta dallo stesso Chuck con una mano insanguinata che disegna un'immagine che sembra una faccia tribale; Chuck ci vede il volto di qualcuno con cui parlare, così la palla diventa una specie di amico immaginario che viene chiamato Wilson, come la marca della palla, con cui riesce a superare il dramma della sua solitudine forzata.

Emblematica a tal proposito una delle scene finali del film (puoi rivederla QUI) in cui Chuck, riuscendo finalmente a lasciare l'isola con la sua rudimentale zattera, perde per strada il suo migliore "amico"... è solo una palla da volleyball, ma per Chuck e per noi spettatori decisamente molto di più, e ce ne accorgiamo perché una lacrimuccia furtiva rischia di scendere anche dai nostri occhi...


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