Ero nudo e non mi sono nascosto

Anche se di Dio non so che farmene, paradossalmente, non ho il potere di azzerare l'amore che Dio mi vuole. E questa verità è straordinariamente forte. (Marco D'Agostino)

Il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». (Gn. 3,9-10)
Marco D'Agostino, in questo suo nuovo lavoro, è partito, si può ben dire, dalla genesi!
È partito dalla pagina del primo libro della Bibbia che racconta la disobbedienza e il disordine che sono all'origine della fatica della creatura a scegliere la Vita. Al Creatore che gli chiede perché si sia nascosto, Adamo risponde: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto.

Questa pagina biblica diventa, per l'Autore, chiave di rilettura delle più famose parabole della misericordia: la parabola del padre misericordioso, conosciuta meglio come la parabola del figlio prodigo e la parabola del buon samaritano. È sempre la nudità il filo rosso che attraversa le pagine evangeliche scelte dall'Autore. La nudità del figlio minore che era partito da casa vestito e ricco di beni e si ritrova lacero, senza vestiti, senza cibo e, soprattutto, solo con il suo fallimento. La nudità di chi è assalito e derubato dai briganti, ferito e impotente, anche lui solo e abbandonato.

La nudità che ci fa paura, che brucia di più, secondo l'Autore è proprio quella della nostra inadeguatezza, della nostra fragilità che ci costringe, nostro malgrado, a dire: non ce la faccio, sono ferito e non sono in grado di curarmi da solo! La tentazione è quella di nascondere le ferite, nell'illusione che nascondendole scompaiano. Ma c'è una nudità che non fa paura perché non è necessario nasconderla: è la nudità guardata da Lui, il Padre buono.

Il figlio minore, che ha fallito scegliendo l'indipendenza senza amore, accetta di tornare, di rischiare il rifiuto e di lasciarsi guardare nella sua nudità e si ritrova libero, vestito a festa, dentro una casa le cui porte sono sempre state aperte, anche quando lui non lo sapeva o non voleva saperlo. Perché il Padre «c'è sempre e non ha orario. Attende se non voglio entrare e attende i miei tempi quando decido di tornare. Corre fuori per convincere il figlio più grande a entrare e corre incontro al più piccolo per farlo sentire a casa».

Questo sguardo - che riveste le nudità, che cura le ferite e ospita il viandante che scendendo da Gerusalemme a Gerico incappa nei briganti - è la strategia di Dio nei nostri confronti, perché, scrive ancora l'Autore, «il Dio che Gesù ci ha annunciato è capace di perdere tempo con noi, si ferma, rimanda i suoi impegni e sta con noi. Con i nostri mali e i nostri dolori. Se li carica, facendoli suoi. Pagando di tasca sua.
E noi siamo salvi».
Un Dio così ci spiazza, ci mette a disagio, è vero, ma è proprio questo spiazzamento che riduce le nostre difese e permette al Suo sguardo di guarirci, di ri-crearci, di liberarci dalla paura e dalla vergogna di essere nudi.
Così si spiega e si capisce il titolo che l'Autore ha scelto per questo libro, piccolo per dimensioni, ma prezioso per contenuto: Ero nudo e non mi sono nascosto.

Va da sé che un amore così chiede una contropartita: provare, con fatica, certo, ma anche con la certezza che ne vale la pena, a coltivare uno sguardo che assomigli un po' al Suo. Tutta l'ascesi, la contemplazione e la mistica non avrebbero senso senza l'impegno a calarsi nella realtà, a sporcarsi le mani e a condividere.
E, per concludere, ancora una citazione dal libro, tanto intensa quanto lieve: «Insieme. Senza fretta di scappare come il sacerdote e il levita. Fermarsi è il primo passo per vivere la misericordia. Soccorrere, il secondo per sentirsi amati. Curare, il terzo per condividere il bene. Portare alla locanda, il quarto. Per esagerare!» Il punto esclamativo ce l'ho messo io. Buona lettura.

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Ero nudo e mi sono nascosto, Paoline

Ero nudo e mi sono nascosto

Il testo ruota intorno al concetto di «nudità» come fragilità esistenziale. La consapevolezza della propria finitezza come esseri umani è condizione per lasciarsi amare da Dio, dagli altri e da se stessi. La «nudità» è condizione e richiesta di aiuto.

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