L'arma di Gesù

Misericordia in pillole

"La mitezza fu l'unica arma di Gesù" (Rocco Quaglia).

"Imparate da me che sono mite ed umile di cuore".
E' un imperativo di Gesù, il grande esperto in umanità,
che propone un proprio stile di vita. Mitezza e umiltà.
Due valori che combaciano, che si esigono a vicenda.
L'umiltà porta ad accettare e a vivere, senza proclami
e senza autolesionismi la propria realtà, a vivere la propria verità,
i propri limiti e i propri valori.
Come Gesù che non abdica mai alle proprie responsabilità
di Figlio di Dio incarnato, venuto uomo tra uomini
per indicarci le verità in cui credere, la via su cui procedere,
a offrire la propria vita, per meritarci la salvezza che è felicità senza fine.
Imparare da lui, che assume di volta in volta l'atteggiamento dovuto,
pronuncia parole profetiche; seguirlo è decisamente un impegno serio
e al tempo stesso gioioso; richiede radicalità e coraggio,
correttezza e modestia, soprattutto perseveranza.
Paolo al suo discepolo Timoteo, che egli aveva consacrato vescovo
e posto a capo di una comunità, scriveva:
"Evita le discussioni sciocche e non educative, sapendo che generano contese.
Un servo del Signore non dev'essere litigioso, ma mite con tutti,
atto a insegnare, paziente nelle offese subite, dolce nel riprendere gli oppositori".
Pietro nella sua prima Lettera è ancora più concreto:
"Il vostro ornamento non sia quello esteriore
- capelli intrecciati, collane d'oro, sfoggio di vestiti -;

cercate piuttosto di adornare l'interno del vostro cuore
con un'anima incorruttibile piena di mitezza e di pace:
ecco ciò che è prezioso davanti a Dio
" (1Pt).

  Pensiero di Rocco Quaglia, in: Vivere la benevolenza, Paoline, commento di Biancarosa Magliano

9788831546041 p

Vivere la benevolenza

L'autore ci offre una puntuale riflessione sul sentimento della benevolenza analizzato attraverso la lettura, in chiave psicologica, di alcuni brani evangelici e nei rapporti sociali. Dopo aver analizzato gli altri otto «gusti» del frutto dello Spirito Santo (cfr. Gal 5,22), dimostra che il quinto «gusto», la Benevolenza, è una disposizione d'animo capace di «sentire il bene» che è insito nelle cose e nelle persone.

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