C'è bisogno di artigiani di pace

Maria SS. Madre di Dio - Solennità - Anno B - 2021

Affidiamo alla Madre di Dio e Madre nostra la speranza di un anno "buono".

La Chiesa ci invita a iniziare il nuovo anno sotto lo sguardo di Maria, Madre di Dio e Madre nostra, per ricordarci che non siamo orfani abbandonati, ma figli di un Padre che vuole essere pensato con un volto "splendente, benevolo", garanzia "di grazia e di pace"; e di una madre che aggiunge tenerezza e conforto. Questo invito alla fiducia e alla serenità, più che mai attuale quest'anno in cui tutto è andato in senso contrario a quanto si poteva desiderare, è difficile da accogliere per il retropensiero di essere stati inascoltati pur dopo tante preghiere, a cominciare da quelle commoventi del Papa. Infatti siamo ancora in piena pandemia da Covid-19, dopo mesi di chiusura in casa, di distanza anche dalle persone più care, di incertezza sul futuro. Così c'è il rischio che invece che a Dio, a Maria, a Gesù del quale si ricorda il giorno in cui venne «messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo», tutte le speranze vengano riposte nell'agognato vaccino.

In questo giorno per volontà di Paolo VI (1 gennaio 1968) viene celebrata la Giornata Mondiale della Pace. Anche questa ricorrenza importante può scivolare nel pessimismo, perché, nella preoccupante situazione mondiale determinata dalla pandemia che avrebbe richiesto più che mai la collaborazione e la concordia tra gli Stati, è evidente il micidiale demone della corsa a prevalere, all'accaparrare, allo "scarto" dei più deboli e poveri.
Così, mentre il vangelo ci ricorda che i pastori, dopo aver visto «Maria, Giuseppe e il bambino», se ne tornarono glorificando e lodando Dio, può accadere che noi al contrario usciamo dalle celebrazioni del Natale, rattristati per le privazioni a cui ci siamo dovuti sottoporre, e per quelle che ci aspettano.

Dobbiamo reagire a questa eventualità che ci danneggerebbe non soltanto spiritualmente. Approfittiamo invece per ripensare i nostri rapporti con gli altri per maturare uno stile di vita più solidale, dal momento che il Covid-19 ci sta dimostrando quanto sia sempre più necessario, attuale, urgente accogliere e praticare il messaggio di Betlemme. Papa Francesco lo ripropone in maniera efficace nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace con lo slogan: «La cultura della cura come percorso di pace». E ci ricorda che «la Sacra Scrittura presenta Dio, oltre che come Creatore, come Colui che si prende cura delle sue creature, in particolare di Adamo, di Eva e dei loro figli» e che «la vita e il ministero di Gesù» hanno incarnato «l'apice della rivelazione dell'amore del Padre per l'umanità», affermando l'importanza che tutti accettino l'invito evangelico: "Seguimi. Anche tu fa' così". Volendo dire che serve una «cultura della cura, quale impegno comune, solidale e partecipativo per proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti, quale disposizione ad interessarsi, a prestare attenzione, alla compassione, alla riconciliazione e alla guarigione, al rispetto mutuo e all'accoglienza reciproca». Raccomanda infine il Papa: «C'è bisogno di artigiani di pace». Questa è la via per diventarlo.

La pandemia ci ha fatto prendere consapevolezza che ogni gesto - anche il più semplice come una stretta di mano e un abbraccio - richiede consapevolezza e responsabilità, perché può aiutare o abbattere, può costruire o distruggere. Questa celebrazione di Maria Santissima madre di Dio, vissuta meno frastornati dal clamore delle tradizionali manifestazioni, ci può aiutare a non credere che il nuovo anno sarà buono perché ce lo auguriamo sotto il vischio, per gli scongiuri, o per le rassicurazioni degli indovini e degli oroscopisti (ce le ricordiamo le previsioni ottimiste dell'anno scorso?), ma solo se ci prenderemo cura di noi stessi, degli altri, della terra, come Dio si prende cura di noi.

Letture del giorno

Nm 6, 22-27; Sal 66 (67); Gal 4,4-7; Lc 2,16-21

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