Chiesa di ieri, Chiesa di sempre

II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia - Anno A

Dal dubbio dell'apostolo Tommaso alla fede in Gesù Cristo: il Vangelo invita a una Chiesa viva e credibile, fatta di cristiani che testimoniano con la vita. Parola, comunione, Eucaristia e preghiera sono le vie per rendere visibile il Signore oggi e guidare, anche nel dubbio, all’incontro con Lui.

Cristiani antichi nella fede, moderni nella testimonianza.

«Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto», dice Gesù a Tommaso, rimproverandolo benevolmente, una volta tornato per fargli vedere e toccare le ferite delle mani e del fianco. Secondo le parole di Gesù siamo noi i “beati” che credono senza averlo visto, e umilmente cerchiamo di esserlo, ma in tutti in certi momenti c’è il Tommaso che ha bisogno di vedere e di toccare. In tantissimi, poi, “vedere e toccare” è l’unica via per arrivare alla fede. Come assicurare questa testimonianza a coloro che ne sentono la necessità? Gesù ha un solo mezzo, la Chiesa. E la Chiesa ha un solo mezzo: i cristiani. Quale Chiesa però? Soltanto quella che è comunità di credenti consapevoli e riconoscibili, non un aggregato di persone che si ritrova con discontinuità per abitudine, per tradizione, per un vago bisogno religioso.
E la Chiesa di quali cristiani deve disporre per essere segno dei chiodi nelle mani e della ferita nel fianco che stimoli e conduca al «mio Signore, e mio Dio!»? Di quelli che vivono secondo il quadro che l’evangelista Luca (non per nulla gode della fama di pittore) ha dipinto, composto da queste competenze: conoscenza della parola di Dio («erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli»); comunione dei beni (tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune); la preghiera insieme (ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio); l’eucaristia (spezzando il pane nelle case).
Questo “quadro” non va preso in maniera poetica, ammirandone la bellezza senza applicarla; e neanche da ripetere in fotocopia nella società e nel mondo di oggi, ma con un “aggiornamento” saggio e paziente al quale devono provvedere il papa, i vescovi, i sinodi, i documenti…
E noi “cristiani semplici”? Il nostro compito è pregare il Signore affinché tutto vada nel verso giusto e ottenga i risultati sperati. Deve essere così perché i tentativi di rinnovamento si esauriscono presto se si fermano ai convegni e ai documenti e non coinvolgono i cristiani “buchi nelle mani e ferita nel fianco” nei luoghi di vita. Quali sono? Dove sono? Come trovarli? Come formarci per essere cristiani così?

Cristiani per l’oggi

Per tradurre la Chiesa di Gerusalemme in chiesa di oggi, e i primi cristiani in cristiani di oggi capaci di stimolare al «mio Signore mio Dio», in un'epoca senza certezze, senza tradizioni, e senza convinzioni, la strada è vivere la fede come Chiesa e come persone, seguendo le indicazioni dell’evangelista.

Cristiani da “insegnamento degli apostoli”.
Oggi non basta più ascoltare il papa e i vescovi senza essere in grado di capirli. Ciò comporta riscoprire la Bibbia come sorgente di una fede adulta e consapevole. Non bastano tradizioni, servono convinzioni che nascono dalla Parola conosciuta, accolta, meditata, pregata, calata nella vita di ogni giorno.
Cristiani da “comunione”.
In un frangente storico in cui le culture e le confessioni religiose si mischiano velocemente, i cristiani solitari, quelli che “dico le mie preghiere e seguo le mie devozioni” non sono riconoscibili. È necessario inventare forme nuove di relazione fraterna e amichevole tra credenti.
Cristiani da “spezzare il pane”.
È bastato il Covid per abbandonare il “santificare le feste” con la messa della domenica, già in forte crisi, per accontentarsi della messa in TV, senza nessun bisogno di momenti gioiosi di incontro dei fratelli e delle sorelle tra loro e con il Signore. Il comandamento e il precetto sanno di imposizione. Non sarà facile trovare motivazioni convincenti.
Cristiani da “preghiere insieme”.
Le preghiere della chiesa di Gerusalemme non erano devozioni, ma momenti comunitari intensi di condivisione e di invocazione allo Spirito Santo per compiere scelte concrete e importanti (Cfr. At 6, 1-7: l’istituzione dei diaconi; At 15,22-29: la lettera apostolica…) secondo i criteri e i valori del Signore Gesù.

È necessaria e urgente una Chiesa che porti al «mio Signore, mio Dio». L’enorme difficoltà di proporre la fede in Gesù alle nuove generazioni deve farci riflettere.


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