Con l'Agnello di Dio contro il peccato

II Domenica del Tempo Ordinario - Anno A - 2020

La fede non è soltanto rinunciare al male, ma combatterlo.

«Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!», proclama il Battista vedendo comparire Gesù tra la folla che sul fiume Giordano gli chiede il battesimo per il perdono dei peccati. Cosa avranno capito i presenti non lo sappiamo. Infatti la definizione del Battista: "Agnello di Dio" non trova riscontri precisi in altri brani della Bibbia. Essa può richiamare l'«agnello condotto al macello» di Isaia (53,7), ma anche il sangue dell'agnello asperso sulle porte degli ebrei nella notte di Pasqua (Es 12,21-28), nonché l'agnello vincitore dell'apocalisse (Ap 6,16). Però il messaggio che scaturisce dall'insieme dei riferimenti fa intuire una vittima innocente che si offre misteriosamente per liberare il mondo dal peccato, dal male. Il giorno dopo questa dichiarazione pubblica e solenne, «fissando lo sguardo su Gesù che passava», il Battista, ripete, quasi in confidenza, a due dei suoi discepoli: «Ecco l'agnello di Dio». «Sentendolo parlare così», i due: Giovanni l'evangelista e il fratello Giacomo, intuendo qualcosa di grandioso nello sconosciuto, abbandonarono il loro maestro e seguirono Gesù. Così, via via, cominciarono a comprendere il senso di quelle parole fino alla rivelazione totale sotto la croce, dove l'Agnello di Dio compiva la sua opera.

«Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!». In questa domenica per bocca di Giovanni Battista la parola di Dio lo annuncia a noi. È l'occasione per ricordare che questo annuncio ci viene rivolto ogni volta che ci prepariamo a riceve la comunione eucaristica. Forse a causa dell'usura dell'abitudine, l'annuncio non ci dice più niente, come non corrisponde più a niente la risposta che, leggermente parafrasata, prendiamo in prestito dal centurione: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto [di partecipare alla tua mensa], ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito [e io sarò salvato]» (Mt 8,8). Una risposta così carica di fede da fargli meritare un grande elogio, nonché la guarigione del suo servo.

Non possiamo rischiare che l'annuncio dell'Agnello di Dio non ci dica niente e la risposta non ci impegni a nulla, mentre ci viene chiesto di lottare contro il peccato del mondo, cioè la sorgente da dove scaturiscono tutti i peccati: guerre, distruzioni, odio, rapina, prepotenze, sfruttamento, falsità, ingiustizie, cattiverie..., a grandi o a piccoli livelli, siano essi impetuosi e minacciosi come torrenti in piena, o insidiosi come rivoli sotterranei. Peccato del mondo è la volontà delle creature di non fare essere il mondo come il creatore l'ha pensato e come lo vuole, cioè un'unica famiglia, dove ogni fratello sia il custode degli altri fratelli. Peccato del mondo è tutto ciò che scaturisce dal rifiuto di essere figli e fratelli come Dio ci ha pensati. Peccato del mondo è tutti i pensieri, tutte le opere, tutte le omissioni, dai più micidiali a quelli apparentemente meno dannosi, che rifiutando la figliolanza di Dio, contribuiscono a produrne le conseguenze deleterie. Questo è il peccato che Gesù è venuto a togliere, facendosi "agnello di Dio", senza toglierci però la libertà di disobbedire a Dio, cosa che non avrebbe potuto fare, perché non ci avrebbe salvati, ma azzerati, ridotti a cose senza libero arbitrio. I due discepoli del Battista, come poi gli altri, seguendo l'Agnello di Dio, si impegnarono a unirsi alla sua opera, diventando sui collaboratori. È ciò che viene chiesto a noi ogni volta che accettiamo di accogliere «l'Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo» come "pane del cielo", anche se consapevoli di essere, come il centurione, indegni di accoglierlo.

Il salmo che ci viene proposto come preghiera di questa domenica, richiama il misterioso dialogo in cui Dio, avendo manifestato di non gradire offerte, sacrifici, olocausti di cose che sono già sue, ottiene l'«ecco io vengo» del Figlio. La "comunione" con il Figlio ci dà la possibilità di unirci al suo: «Ecco, io vengo» al Padre.

Troppo spesso abbiamo ridotto la lotta al peccato come a una operazione in negativo, a una rinuncia che intristisce, a una perdita di gioia. Non è così! La lotta al peccato del mondo è vivere la fede in positivo per liberare la vita dalla negatività e dalla bruttezza fino a quando arriveremo nella «città che non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna», perché «la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello».

Letture del giorno

Is 49,3.5-6; Sal 39 (40); 1 Cor 1,1-3; Gv 1,29-34

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