Contempliamo, ma imitiamo Maria

Immacolata Concezione B.V. Maria - Anno B - 2015

La festa dell'Immacolata Concezione di Maria ci invita a contemplarla libera da ogni pur minima ombra di peccato, dal concepimento alla gloria del cielo. Questo, però, non deve farcela sentire estranea, dal momento che: "Ma lei era senza peccato originale!".

Anche Eva è stata creata senza il peccato originale, ma ha dubitato del suo Creatore. Non Maria. Contempliamola, perciò, nella sua purezza e nella sua gloria, ma meditiamo sulla grandezza della sua fede, affinché sia di esempio e forza per la nostra.

L'angelo Gabriele le annuncia un fatto straordinario. Lei rimane turbata, non dalle ali che i pittori gli mettono, ma dalle sue parole, e gli chiede spiegazioni. Egli le chiede di fidarsi di Dio, e lei si fida e accetta, perché crede che nulla è impossibile a Dio. Non chiede nessun segno, glielo dà l'angelo. Lei non dubita un istante e parte subito, in fretta, per andare ad aiutare Elisabetta. Cosa avrà pensato Maria in quei nove mesi? Nei primi, quando temeva che Giuseppe la lasciasse, e negli ultimi, quando aspettava di vedere questo figlio, più importante di David e di tutti i personaggi antichi? Sicuramente pensava a una nascita grandiosa, da re. Invece arriva la povera grotta di Betlemme. Noi avremmo pensato a un errore, a un inganno. Lei no. Abbandona di nuovo i suoi pensieri e crede a Dio, custodendo nel cuore tutto quello che accade.

Arrivano i Magi, questi uomini potenti e sapienti. Forse si sarà detta: "Adesso la potenza del Messia si manifesta", invece ecco Erode, un reuccio corrotto e delinquente, che la costringe a scappare alla svelta in Egitto. E lei è ancora chiamata a continuare a credere a Dio e al tuo bambino. Tornata a Nazaret, il Messia è come gli altri bambini: niente di straordinario, niente miracoli, tutto normale. Se così non fosse stato, non lo avrebbe cercato nel tempio, angosciata come una madre qualsiasi; non gli avrebbe chiesto «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo»; e avrebbe capito la sua strana risposta. Lei, pur senza capire, continui a credere in lui.
Quando Gesù, a circa trent'anni, lascia Nazaret, sicuramente avrà pensato: "Adesso è l'ora!". Infatti a Cana lo spinge a compiere il primo miracolo. Forse non è avvenuto esattamente così – Maria, perdonaci! -, ma a noi piace pensarla un po' stanca di aspettare che la promessa di Dio cominciasse a realizzarsi. A noi, abituati a vederla gloriosa e lontana nei quadri, piace sentirla vicina persona vera, come noi. Immaginiamo, perciò, la sua gioia nel vedere che le parole dell'angelo finalmente si avveravano, e che la sua fede trovava finalmente conferma. Pochi mesi dopo, però, dopo un primo strepitoso successo, gli avversari spargono la voce che Gesù "è fuori di sé", e i parenti la portano a prenderlo per riportarlo a casa. Anche stavolta, come a dodici anni nel tempio, è ancora Gesù a stimolare la sua fede con le sue parole: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre». E lei ascolta la parola di Dio e la mette in pratica, affidandosi completamente ai pensieri misteriosi di Dio.

Sotto la croce, la fede di Maria raggiunge livelli inarrivabili. Ha ancora nel cuore le parole di Gabriele: "Il suo regno non avrà mai fine". Invece eccolo lì Gesù, sulla croce, umiliato e sconfitto, rinnegato, tradito, abbandonato da tutti e deriso: "Se sei il Figlio di Dio, se sei re, scendi dalla croce!". Egli non scende, ma lei è sicura che, se non scende, è perché questo è il progetto di Dio, e anche in quel momento supremo di distanza tra ciò che vede e ciò che le è chiesto di credere, la sua fede non vacilla e continua a credere che "il suo regno non avrà mai fine".

Gli evangelisti non ci parlano di Maria nei giorni della risurrezione. La ritroviamo dopo l'ascensione al cielo di Gesù, insieme agli apostoli "perseveranti e concordi nella preghiera, nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi", in attesa del dono promesso: lo Spirito Santo, che avrebbe dato a quel piccolo gruppo impaurito il coraggio di credere che a Dio "niente è impossibile", come lei da subito e sempre, nonostante tutto, aveva creduto.

Mettiamoci in quel gruppo impaurito e incerto, perché la nostra fede, debole e insicura, spesso non è accogliere i progetti di Dio, ma cercare di costringerlo con le nostre preghiere a fare ciò che noi abbiamo deciso, perciò va subito in tilt appena le cose non vanno come vogliamo noi. Non chiediamo a Maria grazie o favori. Lei è madre e sai già in cosa puoi aiutarci. Chiediamole con forza il dono credere alla parola di Dio e di metterla in pratica, almeno un po', come ha fatto lei.

Letture del giorno

Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc1,26-38

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