Creati a sua immagine, viviamo a sua immagine

Santissima Trinità - Anno B - 2015

La festa della Trinità ci invita a contemplare il mistero d'amore delle Persone divine e a tradurre questo mistero in uno stile di vita conseguente: amarci gli uni gli altri, uscire dall'egoismo per diventare comunità.

La festa (o solennità per il linguaggio liturgico) della Trinità è difficile da commentare, da vivere e da far vivere, perché è atipica. Uno degli elementi fondamentali della festa, infatti, è la ricorrenza: un evento, un fatto, da ricordare e da fare rivivere. La festa della Trinità, invece, è priva di riferimenti concreti da ricordare. Essa propone una verità di fede da contemplare. E questo comporta una difficoltà ulteriore, perché di fronte a un contenuto, fosse anche una verità di fede, la nostra esigenza per certi aspetti insopprimibile è capire o almeno cercare di capite. Ora sappiamo che cercare di capire il mistero di Dio che unico ("Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n'è altro"), ma in tre Persone è come volere mettere l'oceano dentro un bicchiere; è come pretendere di fissare il sole senza bruciarsi gli occhi.

Che fare, allora?

La possibilità che abbiamo è abbassare lo sguardo verso ciò che i nostri occhi possono vedere, e il nostro cervello può capire: noi. Infatti, se siamo stati creati da Dio a sua immagine e somiglianza, e Dio non è un solitario chiuso nella sua onnipotenza – in tal caso non avrebbe creato niente e nessuno - , ma una comunità di amore: Padre, Figlio e Spirito Santo, dentro di noi devono essere riscontrabili le tracce di questa verità incomprensibile.

Infatti...

In tutte gli uomini e le donne, di qualsiasi età e condizione, è insopprimibile il bisogno di amore. Siccome "amore" nella nostra lingua e nell'uso comune dice tutto e il contrario di tutto, precisiamone il significato. Amore significa esigenza di volere bene e di essere voluti bene; bisogno di accogliere e di essere accolti; sicurezza di non essere lasciati soli. Sappiamo che la solitudine è uno spauracchio in ogni età: il neonato, se non sente qualcuno accanto a sé, piange e strepita. Il ragazzo, se non viene accolto dai compagni, si sente sbagliato. L'adolescente, pur di non essere escluso dal gruppo, è disposto a seguirlo anche se viene trascinato in comportamenti negativi. L'adulto, se non si sente apprezzato e stimato, va in depressione. L'anziano, quando si accorge che non ha più nessuno che si prende cura di lui, perde la voglia di vivere. La traccia del Dio comunità di amore che possiamo cogliere in noi, creati a sua immagine, è il bisogno di amare e di essere amati, di non essere lasciati soli, perché senza gli altri rimaniamo nudi e indifesi.

Allora, se per festeggiare la Trinità non abbiamo ricorrenze concrete, dal momento questo mistero ci è stato rivelato a poco a poco attraverso la lunga storia della salvezza, con segnali difficili da cogliere, senza fatti clamorosi e precisi, fino a quando Gesù, lasciando la terra non ci ha lasciato la consegna chiara e indiscutibile: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo", possiamo fare festa lo stesso, perché questo "grande mistero" diventa concreto nella nostra vita di ogni giorno, dove il bisogno e la capacità di amare gli altri manifesta la bellezza dell'essere stati creati a sua immagine.

Fare festa alla Trinità significa allora rafforzare l'impegno a fare la bellezza di una vita vissuta con gli altri e per gli altri. Impegno non facile, perché il "padre della menzogna" che conosce e combatte i progetti di Dio, ha puntato le sue insidie proprio su questa traccia dell'immagine di Dio, travestendo il bisogno di amare e di essere amati in tutte le sue deformazioni che ben conosciamo: l'amore che è dono, diventa possesso; il bisogno degli altri si trasforma in rapina, in sfruttamento, in strumentalizzazione; la comunicazione diventa chiacchiericcio vuoto che sempre di più conduce al suo contrario: incomunicabilità e autismo sentimentale e spirituale.

Creati a sua immagine, viviamo a sua immagine! Così il mistero più grande e alto della nostra fede, diventa l'impegno più concreto e quotidiano: uscire continuamente dall'egocentrismo e dell'egoismo per entrare sempre di più nella comunità d'amore del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo.

Letture del giorno

Dt 4,32-34.39-40; Sal 32; Rom 8,14-17; Mt 28,16-20

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