Dall’ammirazione di Betlemme all’azione del Giordano

Battesimo del Signore - Anno B - 2018

In questa domenica del Battesimo di Gesù, che quest'anno più che mai cade a ridosso dell'Epifania, l'evangelista Marco, con il suo stile conciso e concreto, ci fa passare bruscamente dai suggestivi racconti e rappresentazioni del Bambinello di Betlemme a Gesù che inizia la sua missione.

La diversità, però, è soltanto apparente, perché, se l'ambientazione è molto diversa, il messaggio è lo stesso: l'umiltà con cui Dio viene a nascere tra noi, espressa dai racconti di Luca con la povertà della nascita nella mangiatoia di Betlemme in mezzo ai pastori, trova il parallelo in Gesù che, da solo, umilmente entra nel Giordano insieme ai peccatori. Manca il coro degli angeli che segnala l'immensità di ciò che sta accadendo sotto quella realtà così piccola e umile, ma c'è la voce che scende dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento». Stesso messaggio, quindi, con rappresentazioni diverse. Possiamo, perciò, dire che questa festa ci invita con decisione a passare dall'ammirazione all'azione. Celebrando, infatti, il battesimo di Gesù, cioè il momento in cui egli inizia la sua opera tra di noi, non possiamo non celebrare il nostro battesimo che è l'impegno a operare in lui e con lui.

Ma cosa significa celebrare il nostro battesimo?

Papa Francesco dà molta importanza anche a conoscere e a ricordare la data: "Mi permetto di darvi un consiglio. Ma, più che un consiglio, un compito per oggi. Oggi, a casa, cercate, domandate la data del Battesimo e così saprete bene il giorno tanto bello del Battesimo. Conoscere la data del nostro Battesimo è conoscere una data felice"; ma per rianimarlo di significati e impegni: "Il rischio di non saperlo è di perdere la memoria di quello che il Signore ha fatto in noi, la memoria del dono che abbiamo ricevuto" (Udienza generale del 2 agosto 2017).

Con altre parole, celebrare il battesimo significa fare un bell'esame di coscienza per verificare quanto la nostra vita segue Gesù che esce dal Giordano e inizia la sua testimonianza sulle nostre strade. Il materiale per il nostro esame ce lo offrono l'evangelista Giovanni e il profeta Isaia. Giovanni ci ricorda che: "in questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi".

Amiamo Dio con un amore che diventa pensieri, parole azioni nella vita quotidiana? L'osservanza ai suoi comandamenti è per noi un peso fastidioso, oppure è luce e gioia, come affermiamo nelle nostre preghiere e nei nostri canti?

Isaia rivolge a noi lo stesso appello che rivolgeva al suo popolo che vagava in cerca di divinità accomodanti ma false: «O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti".

Siamo sicuri di non spendere anche noi energie e tempo per nutrimenti incapaci di saziare, e che l'unica acqua che può saziare la nostra sete di felicità è quella che con il battesimo ci ha inseriti in Gesù Cristo? La nostra fede è la scelta di pensare come Dio e camminare sulle sue vie, oppure è il tentativo di portare Dio nei nostri pensieri e nelle nostre vie?

E la sua parola, che, come la pioggia e la neve, scende al cielo e non vi ritorna senza avere provocato i suoi effetti, produce in noi i suoi effetti, oppure scivola via senza lasciare traccia?

"Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete", diceva Dio per bocca di Isaia. A noi lo dice con il Figlio, l'amato, sul quale ha posto il suo compiacimento. Se vogliamo piacergli, possiamo farlo soltanto nel suo Figlio.

Letture del giorno

Is 55,1-11; Sal Is 12,1-6; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11

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