Gesù è il Signore!

Domenica delle Palme: Passione del Signore - Anno a

La Domenica delle Palme introduce al cammino della Passione, invitando ogni credente a partecipare in modo personale al mistero di Cristo. Dall’entusiasmo dell’ingresso a Gerusalemme fino alla solitudine della croce, il Vangelo mette in luce fragilità, tradimenti e fede autentica. Riconoscersi nei personaggi della Passione aiuta a vivere questo tempo come esperienza concreta e non solo come ricordo. Il percorso verso il Calvario trova il suo compimento nella risurrezione, fondamento della speranza cristiana.

La salita al calvario è il percorso della fede.

La liturgia non è una conferenza, non è una lezione, non è nemmeno una preghiera. È azione, evento, dramma, ai quali non si assiste soltanto con la mente per capire e per imparare, ma si partecipa da protagonisti, investendo emozioni e sentimenti. La celebrazione della Domenica delle Palme è un esempio straordinario di questa celebrazione-evento.
Essa si apre con l’ingresso di Gesù a Gerusalemme con la folla festosa e gioiosa che grida: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Subito dopo gli «Osanna», avviene un cambio di scena drammatico: «uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota» per un compenso di trenta denari cerca «l’occasione propizia per consegnare Gesù». Così la gioia diventa tristezza di un’amicizia tradita e con il beffardo: «Rabbì, sono forse io?», per verificare se il Maestro è consapevole di ciò che sta per fare.

Sempre più solo

Uscito dal cenacolo per recarsi «in un podere, chiamato Getsèmani», inizia per Gesù una sequenza di abbandoni che lo lasciano sempre più solo. Triste e angosciato, chiede per due volte ai discepoli di restare a vegliare con lui, e per due volte essi si lasciano vincere dal sonno. All’arrivo di Giuda con una grande folla, armata non di osanna e rami d’ulivo ma di spade e bastoni, dopo un velleitario tentativo di reazione, tutti i discepoli lo abbandonano e fuggono.
Soltanto Pietro prova a reagire, seguendolo «da lontano», forse ricordando la solenne promessa: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Cede però presto alla paura e lo rinnega. Il Sinedrio e tutte le autorità del popolo che avrebbero dovuto accoglierlo, dopo un processo farsa, lo consegnano a Pilato, che lo consegna alla folla che gli preferisce Barabba. Inchiodato sulla croce tra due ladroni si sente abbandonato anche da Dio: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Tutto finito? No. Tutto comincia! Misconosciuto e abbandonato da coloro che avrebbero dovuto accoglierlo, è riconosciuto e accolto da coloro che non avrebbero potuto, perché inconsapevoli delle promesse dei profeti e giudicati impuri: «il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”».

Verso il Calvario con Gesù

Come partecipare da protagonisti a questo racconto che abbiamo sentito tante volte, senza rischiare che sia sentito un’altra volta senza incidere sulla nostra fede e sulla nostra vita? È necessario non lasciarlo scorrere senza porre attenzione ai personaggi, e senza interrogarsi se e quanto ci rappresentano. Così facendo l’ascolto della Passione diventa non un racconto di un fatto accaduto, ma una vicenda che accade.
Nella cena con i Dodici ci siamo anche noi. C’è anche Giuda. Nemmeno a pensare che abbiamo qualcosa da spartire con lui. Ed è vero, ma l’amicizia con Gesù può essere tradita anche con la mancanza di gesti che quotidianamente la nutrono. C’è Pietro e ci siamo anche noi. Siamo capaci come lui di «piangere amaramente» quando fedeli a parole lo rinneghiamo nei fatti? Tutti i personaggi che compaiono devono diventare per noi un “e io?”. Anche il Cireneo costretto a portare la croce. Anche i capi dei sacerdoti, degli scribi e gli anziani che si fanno beffe di lui. Anche e soprattutto il centurione che: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Il viaggio non finisce con la croce

Ogni cammino per essere percorso in modo positivo deve avere ben chiaro il traguardo. Soltanto così è possibile avere e non dimenticare il senso di ciò per il quale si sta camminando. Con Gesù verso il Calvario è necessario sapere e non dimenticare che il traguardo non è la croce, ma la risurrezione. Senza di essa la croce sarebbe stata una tragedia. Con essa è stata la nostra salvezza. Senza la croce il cammino verso il Calvario sarebbe stato un funerale. Con la risurrezione è stato un trionfo. Senza la risurrezione la nostra fede sarebbe un peso. Con la risurrezione è la ricarica della fede, della speranza, della carità.


Condividi

gesu-e-il-signore.html

Articoli correlati

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per essere sempre aggiornato su iniziative e novità editoriali
Figlie di San Paolo © 2025 All Rights Reserved.
Powered by NOVA OPERA