Gesù è immagine del Dio invisibile

II Domenica dopo Natale

Soltanto in lui possiamo vederlo e ascoltarlo.

Viviamo in un’epoca nella quale tutto viene proposto e conosciuto attraverso l’immagine, tanto che ormai facciamo fatica ad ascoltare e ad apprendere attraverso la parola se non è supportata e completata dalle immagini. Tanti ritengono che questa sia una regressione della civiltà, e per certi aspetti è vero, (secondo l'OCSE, più di un terzo degli italiani adulti non è in grado di comprendere testi lunghi e articolati); però è altrettanto vero che il bene e il male non sono nelle cose, ma nell’uso che se ne fa, perché Dio ama tutte le cose che esistono e non prova disgusto per nessuna delle cose che ha creato; infatti se avesse odiato qualcosa, non l'avrebbe neppure formata (Cfr. Sap 11,24). Questo vale anche per l’immagine, che può aiutare a intuire risposte a interrogativi che superano il nostro raziocinio e ai quali da sempre gli uomini e le donne hanno cercato di rispondere: come è fatto Dio? Come pensa? Come agisce? Cosa vuole da me?

Il volto di Dio

Questa domenica, stretta tra la solennità di Maria Santissima Madre di Dio e l’Epifania, ci propone uno dei brani biblici più alti e profondi della rivelazione: il prologo del quarto vangelo. In esso l’evangelista dichiara: «Dio nessuno mai lo ha visto». Questa affermazione può sembrare un macigno sul nostro desiderio e sulla nostra necessità di vederlo. Sarebbe così, se l’evangelista non aggiungesse: «Il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato». «Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste». Paolo lo scriverà in maniera anche più chiara: «Egli [Gesù] è immagine del Dio invisibile».

Dio nessuno mai l’ha visto. Nessuno! Nemmeno Abramo. Nemmeno Mosè che parlava con il Signore «faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico» (Es 33,11). Soltanto Gesù può rivelarci il suo volto, perché soltanto lui ne è l’immagine. Tutte le altre, anche quelle dell’arte o della pietà popolare (l’occhio nel triangolo, il vecchio con la barba, il volto minaccioso con il fulmine in mano…) sono elaborazioni improprie, inadeguate e fuorvianti, e potenzialmente anche pericolose e dannose.
Se ce ne fossimo ricordati sempre, noi cristiani avremmo evitato tanti errori (guerre di religione, roghi di eretici, emarginazione delle donne, concezione negativa della corporeità e della sessualità; fede esteriore e formalistica…) perché guardando Gesù ci saremmo comportati come Dio voleva che noi ci comportassimo.

Gesù è la luce

Il desiderio di vedere Dio che scaturisce dalla necessità di capire come ci guarda, come ci aiuta, come ci sta vicino, cosa vuole da noi… non deve prendere strade sbagliate. Quante volte sentiamo sorgere in noi e intorno a noi domande angosciate: “Perché mi succede questo?”; “Perché Dio mi tratta così?”; “Dio mi avrà perdonato?”. “Cosa vuole da me?”. “Cosa devo fare della mia vita?”…
La risposta vera ai nostri interrogativi e dubbi è quello che ha detto, che ha fatto (e come lo ha fatto), che ha chiesto Gesù, «la luce degli uomini». Egli ha parlato, incontrato, perdonato, guarito, si è stancato, ha avuto sete, si è dispiaciuto della ingratitudine, ha coltivato l’amicizia, ha accettato inviti a pranzo, è stato coraggioso, ha affrontato le autorità, è stato fedele alla sua missione fino alla morte e, risorto, ha camminato accanto ai suoi amici per illuminarli e incoraggiarli. Dobbiamo seguire come lui ha pensato, come ha parlato, come ha agito, lasciandoci guidare dalla sua luce.

La luce vera

Seguirlo è difficile, lo sappiamo bene. Per questo - ricorda l’evangelista - «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto». Può accadere anche oggi a tutti noi, perché la sua luce è piccola rispetto ai fari abbaglianti che ci arrivano da tutte le parti per sopraffarla, oscurarla, e spegnerla. Ma è quella vera, e «a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio», e vedere il suo volto di Padre “faccia a faccia”. Vale anche per noi.


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