Gli ultimi diventano i primi

XXII Domenica del Tempo Ordinario - Anno C

La gratuità è l’antidoto contro la corsa ai posti migliori.

È sabato. Gesù è a pranzo tra farisei nella casa di uno dei loro capi. È stato invitato non per stima e amicizia ma per essere osservato da vicino. Gesù lo sa bene. Tanto per cominciare (il testo liturgico non ha inserito l’episodio) gli hanno fatto trovare davanti un malato di idropisia per vedere se avesse osato guarirlo di sabato. Il Maestro non si lascia intimidire, guarisce il malato e dopo averli sfidati a dire perché non avrebbe dovuto farlo, da osservato diventa osservatore di una scena comica: le manovre degli invitati per guadagnare i primi posti al fine di vantare familiarità e vantaggi con l’ospite.

Gesù non si lascia sfuggire l’occasione per impartire una pungente lezione: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto».
Forse era proprio quello che si stava verificando.

Le parole di Gesù ci sorprendono, perché potrebbero sembrare l’invito a un comportamento insincero e falso, a una tattica antipatica. Ma non può essere così, perché la condanna della falsità era la sua battaglia quotidiana: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti» (Mc 12, 38-39). La sua esortazione è per avvertire che i posti nel banchetto del Regno dei Cieli vengono assegnati con un criterio contrario alle nostre consuetudini: «chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

La bramosia dell’essere primi

Chi si umilia sarà esaltato… “Ma quando mai! - avranno pensato i farisei - succede sempre il contrario di così”. La nostra reazione potrebbe essere la stessa e anche più incredula, immersi come siamo nella società degli influencer in cerca di follower con i potenti strumenti oggi a disposizione: la scienza, la tecnica, internet, i social media… che offrono motivazioni, risorse e modelli per essere i primi, i più belli, i più forti, i più ricchi, i più avventurosi, i più coraggiosi. Davvero il panorama che abbiamo davanti è molto più preoccupante di quello che osservava Gesù. C’è chi rischia la vita per raddrizzare il naso, togliere il grasso, piantare i capelli; chi si schianta contro la montagna lanciandosi nel vuoto con una tuta alare; chi si diverte saltando dai balconi e dai tetti; chi attraversa i binari all’ultimo istante prima dell’arrivo del treno… Qualsiasi prodezza purché si sia i primi e si sappia.

L’antidoto

Il panorama non è affatto bello e incoraggiante, perché a parole si afferma che quelli degli ultimi posti devono venire avanti. Si dice… Però tutto finisce lì, perché come il malato della piscina di Betzatà, che da 38 anni cercava inutilmente di arrivare prima a gettarsi nell’acqua, quelli dei primi posti hanno più mezzi e corrono di più (Gv 5,5).
C’è un rimedio? È possibile trovare vaccini che combattano e limitino la pandemia? Sì. C’è quello del Siracide, che si appella alla saggezza umana: «Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore».
C’è quello di Gesù, che indica un rimedio facile, bello, alla portata di tutti, ma duro e difficile da attuare perché è l’esatto contrario del nostro istinto a prevalere e comporta l’abbandono della mentalità, delle abitudini, dei comportamenti, dei dettati delle maggioranze, e delle mode: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti».
È l’esortazione alla gratuità, cioè al fare dono della vita ricevuta in dono, non chiedendo niente, nemmeno la riconoscenza, perché essa sta nella gioia del donare che assicura un primo posto che nessuno potrà mai superare e occupare: «la ricompensa alla risurrezione dei giusti».


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