Il buio del male e la forza del bene

II Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Con Gesù per togliere il peccato del mondo.

La parola di Dio di questa domenica, che ci porterà alla Quaresima, sembra una sequenza di confessioni autobiografiche di personaggi che si dichiarano a servizio di un progetto di Dio per il quale sono stati pensati, e al quale hanno liberamente aderito.
Con la prima lettura “Israele” (inteso sia come il patriarca biblico Giacobbe, che come il popolo ebraico) proclama: «Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno [...] Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra».
Il salmo sembra il dialogo con cui un misterioso personaggio dichiara a Dio, che non accetta sacrifici e olocausti, di offrirsi al loro posto: «Sacrificio e offerta non gradisci… Allora ho detto: “Ecco, io vengo”». Questo personaggio misterioso è stato inteso profeticamente come il Verbo, che si offre al Padre per fare la sua volontà, scendendo in mezzo a noi.

Nella seconda lettura, Paolo, si presenta ai cristiani di Corinto come: «chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio».

Nel vangelo, Giovanni Battista «vedendo Gesù venire verso di lui» dichiara: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele», e lo indica: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!», con le parole che sentiamo risuonare sempre nelle nostre celebrazioni.
Non deve però mancare un altro personaggio: “noi”, inseriti in Gesù con il Battesimo.

Il peccato del mondo

Gesù toglie il peccato del mondo, ma questo peccato cos’è? La guerra? La droga? Il commercio delle armi? L’usura? L’inquinamento? Il terrorismo? Il traffico di organi? …
È tutto ciò che scaturisce dal rifiuto di essere figli e fratelli come Dio ci ha pensati. È tutti i pensieri, tutte le opere, tutte le omissioni, dai più micidiali a quelli apparentemente meno dannosi, che rifiutando la figliolanza di Dio, contribuiscono a produrne e ad aggravarne le conseguenze. È il male che ci spaventa quando si manifesta particolarmente minaccioso: la sete di denaro che fa morire tra le fiamme quaranta ragazzi; Putin che distrugge gli impianti elettrici dell’Ucraina per fiaccare con il freddo la resistenza dei soldati e della popolazione; l’Ayatollah Ali Khamenei che ammazza migliaia di giovani che lo contestano.

La nostra partecipazione

Togliere il peccato del mondo collaborando con Gesù… Di fronte a un compito così grande è spontaneo pensare che esso sia troppo grande per noi, e che niente altro possiamo fare più che cercare di osservare i dieci Comandamenti, lasciando tutto a Gesù e chiedendogli perdono con il Confiteor e l’Atto di dolore.
Non deve essere così. Come battezzati, siamo «chiamati – come san Paolo - a essere apostoli di Cristo Gesù per volontà di Dio», a contrastare il peccato e a tagliarne le radici perverse, a partire da tutto ciò che minaccia la pace senza la quale ogni battaglia è persa in partenza. La tentazione di tirarci fuori dall’impegno e di contribuire a crearla, la pace, lasciando tutto in mano ai grandi della terra e alle loro mire di potere, è forte e insidiosa. Non dobbiamo, perché tutto quello che il Signore ci chiede è alla nostra portata.

Nell’omelia della messa del giorno di Natale papa Leone XIV ha detto: «Quando la fragilità altrui ci penetra il cuore, quando il dolore altrui manda in frantumi le nostre certezze granitiche, allora già inizia la pace». Non c’è chi non sia capace di lasciarsi penetrare il cuore dalle fragilità, a partire dalla propria.


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