Il coraggio di essere come bambini

XXVII Domenica del Tempo Ordinario - Anno B - 2015

La famiglia di Nazaret è il modello del matrimonio secondo il progetto di Dio, scelto per fede e nella fede da chi accoglie il regno di Dio con il cuore di bambino.

"Dall'inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto".

Queste parole di Gesù sono talmente controcorrente, rispetto alla mentalità di oggi, da avere quasi il timore di proclamarle, consapevoli che anche tra i presenti a Messa ci sono riserve nell'accettarle, e che tanti di loro non sono riusciti a viverle. Sappiamo bene oggi quale sia la considerazione nei confronti del matrimonio "unica carne": unicità, fedeltà, indissolubilità. Conosciamo la grancassa mediatica, potente, rumorosa e arrogante che irride alla famiglia "modello Nazaret", dandola per superata, per non più adeguata ai nostri tempi, da sostituire con altri modelli più avanzati e aperti alle combinazioni più strane, liberi anche dall'arcaica differenza tra maschi e femmine.

Di fronte a questo panorama, la tentazione è lanciarsi in alti lamenti e in dure reprimende contro il "mondo". Questa tentazione va vinta, perché la difficoltà di accogliere questo messaggio non è di adesso. Mosè, come fa notare Gesù, dovette cedere per la durezza del cuore dei suoi contemporanei, permettendo un atto di ripudio. Stessa difficoltà al tempo di Gesù. L'evangelista Matteo, nel testo parallelo, racconta che gli stessi discepoli reagirono al Maestro, affermando: "Se questa è la situazione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi" (Mt 19,10). A essi Gesù non rispose con lamenti e reprimende, ma con un disarmante: "Chi può capire, capisca" (Mt 19,12).

Ma chi è che può capire?

Lo spiega Gesù subito dopo: "In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso". Soltanto chi accoglie il regno di Dio come un bambino che si fida dei genitori può accettare un matrimonio "unico, fedele e per sempre", come quello proposto da Gesù.

Allora, fatta salva un'intelligente, serena e seria disanima di argomenti spacciati come progresso e modernità, mentre non fanno altro che riportare indietro il corso della storia, è importante ricordare a noi credenti che la parola di Dio non la si accetta per motivi sociologici, culturali o politici, ma per fede, per l'appunto fidandosi di Dio come un bambino dei genitori.

È giusto, come cittadini, cercare di dimostrare la giustezza delle nostre convinzioni maturate dalla fede. Non dobbiamo dimenticare, però, che il matrimonio secondo il progetto di Dio lo si sceglie "per fede". La battaglia da fare, perciò, è stimolare la fede in Gesù, dimostrando con la testimonianza di famiglie "modello Nazaret", che questo modello rende possibili famiglie serene e gioiose che possono cantare con il salmista: "Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie. Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene".

Letture del giorno

Gen 2,28-24; Sal 127; Eb 2,9-11; Mc 10,2-16

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