Dio si rivela come presenza che cammina accanto all’uomo, manifestandosi nell’amore, nella misericordia e nella fedeltà. La riflessione sulla Santissima Trinità di don Tonino Lasconi riscopre l’esperienza della famiglia come immagine concreta di relazione e comunione, dove Padre, Figlio e Spirito Santo accompagnano il cammino umano e invitano a vivere la fede nella quotidianità.
Ascoltare i suoi passi per conoscerne il volto.
“Come è un solo Dio in tre persone?”. La domanda non è irrispettosa, e nemmeno sbagliata, perché l’esigenza di avere davanti un volto con il quale confrontarsi è alla base del dialogo – e la preghiera è dialogo – che per essere vero richiede un “io” e un “tu”, altrimenti è un parlare da soli. Nella Bibbia una risposta come noi la vorremmo, concreta e comprensibile, non c’è, però spiragli che ce la fanno intuire, sì. È ciò che si propone la liturgia di questa domenica dedicata alla Santissima Trinità subito con la prima lettura.
A Mosè, tornato sul monte Sinai per riscrivere le due tavole di pietra delle Dieci Parole al posto delle precedenti, frantumate in uno scatto potente di delusione alla vista del vitello d’oro costruito in sua assenza, Dio si presenta come voce che proclama: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». È il suo biglietto da visita con il quale manifesta i suoi titoli: “misericordioso, lento all’ira, ricco di amore e fedeltà”. Tutte qualità che non rimandano a una vita solitaria, all’affermazione di sé stesso, alla voglia di imporre la propria autorità, ma al rapporto con gli altri. La misericordia, l’amore, la fedeltà, la pazienza esistono soltanto quando si vive con gli altri in uno scambio circolare di affetti che nell’esperienza umana trova la sua massima espressione nella vita di famiglia.
Ecco, Dio cammina con noi come un padre nella sua famiglia.
«Cammina in mezzo a noi», lo invoca Mosè. È ciò che si chiede a un padre: assistici, amaci, scuotici, perdonaci. È ciò che Dio desiderava gli venisse chiesto. Sul monte Sinai, perciò, due volontà sì incontrano, e Dio camminerà in mezzo a loro nel deserto «di giorno con una nube, e di notte con una colonna di fuoco» (Es 13,21); con i Giudici durante la conquista della Terra Promessa; con i profeti nell’esilio a Babilonia, e con Gesù.
Con lui i segni non servono più perché cammina in mezzo a noi di persona, “in presenza”.
Ascoltando o leggendo il Vangelo a brani isolati accade che gesti, parole, comportamenti che ce lo farebbero sentire camminare con noi vengano tralasciati come poco importanti. Già l’usuale inizio dell’annuncio evangelico, “in quel tempo” toglie concretezza al brano che seguirà. Così facciamo poca attenzione alla “familiarità” con la quale Gesù ha camminato con noi, dando per scontato e come marginale il fatto che abbia voluto con sé un gruppo, una “famiglia”: gli apostoli che chiama «figlioli» (Gv 13,33) e «amici» (Gv 15,15); le donne «che lo servivano con i loro beni» (Lc 8, 1-3); le sorelle Marta e Maria che lo ospitavano e che lui amava (Gv 11,5); quelli che lo frequentavano di nascosto come Nicodemo (Gv 3,1); quelli che intervenivano nel momento del bisogno come Giuseppe di Arimatea (Mt 27,57). È in questa “familiarità” che egli realizzava i “titoli” del Padre: «misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Ed è con questa “familiarità” che siamo chiamati a vivere la nostra fede.
Se il Padre e il Figlio camminano con noi con misericordia, amore, fedeltà, pazienza, anche noi dobbiamo vivere così, come esorta San Paolo: «Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi», con lo Spirito Santo che ci sostiene con la sua luce per capire e la sua forza per camminare.
Come è il volto dell’unico Dio in tre Persone così che possiamo vederlo per dialogare, invocare, supplicare, chiedere perdono, ringraziare? Se ne cerchiamo uno come il nostro non lo troveremo mai. Se ascoltiamo i passi del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo che camminano con noi, l’esperienza umana della famiglia ce lo fa intravvedere, e ce lo fa sperimentare.