Gesù smette di parlare dei “beati” in astratto e punta il dito: «Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo». Non chiede più impegno o attivismo, ma un cambio di identità. Le Beatitudini non sono un elenco di cose da fare, bensì una chiamata a essere presenza che dà sapore alla vita e illumina la realtà dall’interno. Sale e luce non fanno rumore né si mettono in mostra: o stanno dentro la terra e il mondo, o non servono a nulla.
Le Beatitudini non sono una guida al fare ma un impegno a essere
Spesso per comprendere le cose difficili da capire - come quelle che riguardano la fede - bisogna ricorrere alla fantasia. Perciò proviamo a immaginare coloro che ascoltano Gesù che sta pronunciando le Beatitudini: «Beati i poveri, i miti, i misericordiosi, i giusti, i costruttori di pace…». Quelli che sentono pensano: “Che bello il mondo se ci fossero persone così! Sarebbe un paradiso in terra! Preghiamo il Signore che ne trovi e ne mandi il più possibile”. Intanto Gesù passa rapidamente dalla terza persona plurale, quelli, alla seconda, voi. “Beati voi quando vi insulteranno...”.
“Chi saranno questi ‘voi’ che accettano di mettere in pratica nonostante le difficoltà e le persecuzioni le diverse categorie dei Beati? Vedrai che adesso Gesù lo chiarirà”. Invece Gesù non torna più alla terza plurale, al tutti generico, e prosegue con il voi, rivolgendosi a quelli che stanno lì ad ascoltarlo, a tutti, e a ciascuno, caricandoli di una responsabilità impensabile: essere sale della terra… essere luce del mondo.
Cosa sono e a che servono il sale e la luce non c’è bisogno di spiegarlo. Anche l’analfabeta più incallito sa che il sale dà sapore ai cibi altrimenti immangiabili e destinati a marcire, perché lo sperimenta; e sa anche meglio che la luce ti fa vedere chi sei, dove stai, cosa fai, dove vai, con chi stai; e che senza di essa non ci sarebbero soltanto le cadute e la paura di muoversi, ma anche l’angoscia di sentirsi persi in balia del buio degli occhi e dell’anima.
Coloro ai quali Gesù richiede di essere sale e luce siamo noi. Come è possibile? Noi abbiamo il bisogno di essere illuminati, perché spesso non sappiamo dove andare, cosa fare, cosa pensare; noi che facciamo tanta fatica a capire cosa è bene e cosa è male, chi ascoltare e chi ignorare. Noi che abbiamo bisogno di sale in una società piena di cose sciape, marce e avariate come l’ingiustizia, la violenza, la guerra, la natura sfruttata e dissestata. E come se non bastasse Gesù non dice: “Dovete cercare di diventare”, “Fate del vostro meglio per esserlo”, ma: “Siete!”.
È possibile essere quello che chiede Gesù? Sì perché il sale e la luce ce li fornisce lui con la sua Parola, la presenza sacramentale, la comunità della Chiesa. A noi il compito di fare in modo che il sale non perda sapore, perché a null’altro servirebbe che ad essere gettato via; e che lo splendore della luce non scompaia sotto un secchio così da lasciare al buio tutta la casa.
Per accogliere la consegna di Gesù a essere sale e luce è necessario superare la convinzione maturata dall’educazione religiosa e dalla tradizione consolidata che essa sia un invito a fare: in parrocchia, nella Caritas, nella san Vincenzo, nelle Misericordie, nelle associazioni, nei gruppi… Questo non è sbagliato, ma è fuorviante se lo si intende come “darsi da fare” come si può e quando si può, dedicando un po’ tempo e un po’ di energie a diventare sale e luce. Non deve essere così perché il sale e la luce producono il loro effetto soltanto se sono dentro, sempre, come tali, magari pochi grani, magari fiammella, ma dentro. Una montagna di sale posto accanto al cibo non serve a dare sapore al piatto. Un faro potente acceso nella stanza accanto a quella dove serve è inutile.
Lo chiarisce Gesù: nella terra e nel mondo. Non nel gruppetto dei devoti ma in tutti i luoghi, le situazioni, le occupazioni, le persone con le quali viviamo, operiamo, conosciamo, raggiungiamo, se non altro con la preghiera. Senza proclamarlo, senza gridarlo, senza arroganza, senza la convinzione di essere i primi o gli unici, ma da “beati i miti”, con la strategia di san Paolo: «Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza».
A quale grandezza siamo chiamati! Viene il desiderio di gridare: «Credo, Signore, ma tu aiuta la mia incredulità!».