Il Signore parla a chi non è distratto e pigro

II Domenica del Tempo Ordinario - Anno B - 2015

La Bibbia, oltre e più che con le parole, parla con le vicende e con i personaggi. Questa domenica che di fatto apre il primo periodo del tempo ordinario (la prima domenica ha lasciato il posto al Battesimo di Gesù) ce ne offre due di grande stimolo alla riflessione.

Il primo è un ragazzo: Samuele. Si sente chiamare. Corre (non pigramente e sbadigliando: corre) dal vecchio Eli, l'unico che, stando lì con lui, poteva chiamarlo. «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Si sente chiamare per la seconda volta e di nuovo corre: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Si sente chiamare per la terza volta... Quanti di noi sarebbero rimasti a letto, convinti che quella voce era soltanto un'illusione? Tanti. Samuele si alza e corre ancora, e così «conosce il Signore e la sua parola».
Come non pensare ai Magi che sanno cogliere la voce di Dio nella stella nuova?

Due discepoli di Giovanni Battista: Giovanni e Andrea, stanno con il profeta che, vedendo passare Gesù, fissa lo sguardo su di lui (quanti pensieri nel Battista ci fa immaginare il suo sguardo fisso su Gesù!) e dice: «Ecco l'agnello di Dio!». È una frase misteriosa, pronunciata quasi tra sé e sé, da non farci caso. Giovanni (il futuro evangelista) e Andrea (fratello di Pietro) la raccolgono come un invito. Seguono quell'uomo. Non immaginiamolo con l'aureola sulla testa come nei dipinti. È come tutti gli altri che passano, è ancora uno sconosciuto. I due ottengono un incontro talmente importante e decisivo che a distanza di tantissimi anni, l'evangelista ricorda ancora l'ora: «erano circa le quattro del pomeriggio».
Come non pensare ai Magi?

Tante volte ci lamentiamo perché Dio non parla più come parlava ai personaggi della Bibbia, ritenendoli facilitati rispetto a noi. Facciamo meglio a lamentarci di noi che forse nemmeno alla terza volta, ma anche alla prima, di fronte a "voci misteriose", ci giriamo dall'altra parte e continuiamo a dormire. Facciamo meglio a lamentarci di noi che lasciamo cadere segnali che avrebbero dovuto smuoverci come la frase del Battista. Come la stessa dei Magi.

«Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi?», ci ricorda San Paolo. Questa presenza in noi, oltre a essere la motivazione più potente per stare lontani da ogni impurità, deve farci essere sempre vigilanti, attenti a ogni situazione, fatto, parola con i quali Dio desidera parlarci. Non si può essere chiusi in se stessi, soddisfatti di se stessi, distratti di fronte alla realtà quando si ospita lo Spirito che «soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va» (Gv 3,8). Quella dello Spirito è un'energia spirituale, ma tutto ciò che è genuinamente spirituale deve poi diventare incarnato, e trasformarsi in atteggiamenti e comportamenti concreti. Questo vuol dire che un "tempio dello Spirito" non può «non glorificare Dio nel proprio corpo» con una vita distratta, chiusa in se stessa, banale. Sarebbe una scandalosa controtestimonianza. E purtroppo tante volte lo è.

Un'altra riflessione suscita la parola di Dio di questa domenica.
Se, nonostante le nostre debolezze e carenze, non abbiamo lasciato il nostro battesimo dentro i registri della parrocchia, ma lo abbiamo preso in mano e fatto crescere con noi, è stato perché qualche persona o qualche avvenimento ha provocato in noi ciò che è accaduto a Samuele attraverso Eli, e a Giovanni e Andrea attraverso il Battista.

Interroghiamo la nostra memoria, scrutiamola per risalire a quella persona (i genitori, un prete, un amico...) o a quell'avvenimento (un libro, una celebrazione...) che ci ha fatto conoscere il Signore e la sua parola. Ringraziamo il Signore per il dono ricevuto, e cerchiamo di diventarlo per altri.

Letture del giorno

1Sam 3,3-10.19; Sal 39; 1Cor 6,13-15.17-20; Gv 1,35-42

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