L'attesa sì, ma non a braccia conserte

XIX Domenica del Tempo Ordinario - Anno C - 2016

La liturgia di questa XIX domenica del tempo ordinario ci offre l'identikit del cristiano come colui che attende il suo Signore, in modo operoso e fedele.

Ci sono tanti linguaggi per comunicare. Quello più usato e più completo è la parola. L'immagine, però, è più evocativa e la più adatta per messaggi che, andando al di là dell'esperienza umana, non possono essere spiegati con il ragionamento. Per questo motivo, la Bibbia ricorre moltissimo alle immagini. Il vangelo di oggi è un esempio molto efficace. Possiamo definire chi è il cristiano con lunghi discorsi e complicati ragionamenti. Gesù ricorre a questa immagine: una persona con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese, che aspetta il suo padrone che torna a casa senza aver precisato l'ora del suo arrivo.

Chi è il cristiano, allora?

E' una persona che vive aspettando il suo Signore. E' una persona che vive di attesa, consapevole di non essere il padrone della sua vita, perché è del Signore. L'attesa è il tempo in cui si attende qualcuno o qualcosa, ma i modi con cui si attende sono diversi.

Come è l'attesa del cristiano?

Tiene le luci accese. Vuol dire che vuole farsi trovare; che colui che arriva è importante, e non deve incontrare nessuna difficoltà e nessun inciampo; che possa vedere la sua casa da lontano; che la vista gli rallegri il cuore.

Ha le vesti strette ai fianchi. E' in tenuta da lavoro, perché non se ne sta dentro in poltrona, a farsi i fatti suoi, immaginandosi il padrone della casa ("a percuotere i servi e le serve"), e a spassarsela ("a mangiare, a bere e a ubriacarsi"). Al contrario, la sua attesa è operosa. Sembra di vederlo: entra per assicurarsi se tutto è a puntino, aggiusta qua e là, ed esce continuamente per non farsi sorprendere dall'arrivo del padrone e trovarselo dentro senza averlo accolto con i dovuti saluti.

Questo è il cristiano, e questa è la vita cristiana: aspettare il Signore (che – attenti bene! – non viene soltanto una volta per l'incontro definitivo, ma continuamente in ogni persona, in ogni decisione, in ogni operazione) non con le braccia conserte, ma attivi e operosi, perché il Signore non si accontenta di cose fatte alla bene e meglio, un giorno sì e l'altro no, a seconda se "ci va", senza un progetto preciso. Egli non vuole né la pigrizia pantofolaia, né il l'agitazione disordinata e affannata, ma un'attività pensata, assidua, equilibrata, bene organizzata secondo la sua parola.

Cosa può farci decidere a vivere con le luci accese e le vesti strette ai fianchi?

Una sola cosa. San Paolo, che pure adopera volentieri le parole, ce la sintetizza con un'immagine: Abramo. "Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava".

Per fede. Soltanto per fede.

Letture del giorno

Sap 18,6-9; Sal 32; Eb 11,1-2.8-19; Lc 12,32-48

Condividi

Blog

l-attesa-si-ma-non-a-braccia-conserte.html

Articoli correlati

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per essere sempre aggiornato su iniziative e novità editoriali
Figlie di San Paolo © 2022 All Rights Reserved.
Powered by NOVA OPERA