La famiglia modello Nazaret

Domenica della Santa Famiglia - Anno C - 2015

La famiglia di Nazaret affronta i problemi comuni di tutte le famiglie, compresi quelli del rapporto tra genitori e figli: per questo può essere proposta come punto di riferimento e segno di speranza.

"Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo". Se non sapessimo già chi è la madre che pronuncia queste parole a un figlio dodicenne, sicuramente faremmo fatica ad attribuirla a Maria, e a individuare Gesù nel ragazzino. Siamo abituati, purtroppo, a pensare alla famiglia di Nazaret come la vediamo nei presepi e nei quadri che, fino a non molti anni fa difficilmente mancavano dentro le case, cioè in una dimensione celestiale, dove non c'è posto per le difficoltà che assillano le nostre famiglie umane.

Lasciamo questa visione poetica per accogliere quella dei testi sacri, dove la famiglia di Nazaret vive gli stessi problemi e difficoltà delle nostre famiglie: la gravidanza problematica di Maria, la nascita disagiata, la fuga in Egitto, il lavoro, e questo bambino annunciato come "grande e figlio dell'altissimo" che è esattamente come gli altri bambini. E' difficile pensare alla Santa Famiglia in questi termini, tant'è vero che fin dai primi anni i cristiani hanno cercato di idealizzarla, inventando un Gesù Bambino che risolve le difficoltà quotidiane con i miracoli. Vedi i vangeli apocrifi. Nessun miracolo, invece. Il primo "segno" di Gesù avverrà durante le nozze di Cana (Gv 2,11). D'altronde, se Gesù avesse compiuto atti straordinari, Maria e Giuseppe non l'avrebbero cercato "angosciati", convinti che comunque sarebbe tornato. Magari volando.

La Chiesa propone la Famiglia di Nazaret come modello della famiglia cristiana. Ora, un modello, per essere tale deve poter essere, se non raggiunto, imitato. Come imitare una famiglia che vive di miracoli? Ecco perché è necessario vedere in Maria e Giuseppe due persone che accettano liberamente di accogliere il progetto di Dio e di vivere l'amore umano come quello di Dio: fedele, unico, per sempre, nonostante le difficoltà che questa scelta comporta.

La famiglia cristiana è tale quando accetta di vivere l'amore reciproco e per i figli, seguendo la scelta di Maria e Giuseppe, annunciando che questo amore, che sembra impossibile al mondo, può essere concretamente vissuto e testimoniato. La famiglia cristiana diventa, così, il segno più visibile e pregnante che siamo "fin d'ora figli di Dio" , perché vivere il suo amore ci rende "simili a lui" e ci permette di arrivare a vederlo così come egli è.

Naturalmente la nostra capacità di aprirci allo Spirito non sarà mai quella di Gesù, Maria e Giuseppe, ma il loro esempio ci dà la forza di non spaventarci di fronte alle difficoltà, alle incertezze, alle stanchezze, perfino alle cadute e i tradimenti, perché dove le nostre forze cedono, interviene la misericordia del Padre: "se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito".

La consapevolezza della difficoltà di questa testimonianza diventa quella misericordia per le famiglie cristiane che non hanno retto a questo impegno, che papa Francesco sta portando dentro una pratica di Chiesa troppo attenta alle leggi e meno alle situazioni delle persone.

Questa consapevolezza, inoltre, ci rende anche meno angosciati e preoccupati di fronte ai tentativi potenti e arroganti che considerano la famiglia "modello Nazaret" sorpassata, antiquata, incomprensibile, addirittura crudele, perché ci indica lo strumento per reagire. Scrive l'evangelista Giovanni: "il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui". Per riproporre alla società di oggi la famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe vanno bene tutte le battaglie, ma quella vincente è fare di tutto per far conoscere lui: Gesù.

Letture del giorno

1 Sam 1,20-22.24-28; Sal 83; 1 Gv 3,1-2.21-24; Lc 2,41-52

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