La fede è fidarsi e affidarsi

XXI Domenica del Tempo Ordinario - Anno B - 2018

Se non ci fosse il dubbio, la fede potrebbe diventare illusione. Se non ci fossero i momenti di oscurità, la fede potrebbe rischiare la presunzione.

In queste domeniche abbiamo seguito il lungo e contrastato incontro di Gesù con la folla che aveva assistito alla moltiplicazione del pane e dei pesci. Gesù cerca in tutti i modi di portare i suoi interlocutori alla comprensione di quello per la folla è un'inaspettata opportunità (avrebbero voluto farlo re: con questi poteri straordinari per i sudditi sarebbe stata una pacchia), mentre per lui è il "segno" di un'altra fame e di un altro cibo, che è egli stesso. La folla non capisce e non vuole capire. Infatti, nonostante ciò che ha visto, chiede un altro segno: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai?».

Ciò che colpisce, abituati come siamo ai compromessi opportunistici e alle promesse propagandistiche, è che Gesù non scende a patti per cercare il consenso. Al contrario, rende le sue parole sempre più umanamente difficili da capire. Il risultato: la folla se ne va, e con essa tornano indietro e non vanno più con lui addirittura anche molti dei suoi discepoli, quelli che forse avevano partecipato alla missione dei Settantadue.

Sono rimasti i Dodici. Forse pensano: "Adesso il maestro, come altre volte, a noi spiegherà il senso delle sue parole". Non è così. Vengono, invece, posti di fronte a una scelta: «Volete andarvene anche voi?».
La scena è bellissima e drammatica: si guardano furtivamente tra di loro, sperando che qualcuno trovi il coraggio di rompere quel silenzio imbarazzante. È Pietro a farlo.

Conosciamo la sua risposta, ma prima di riascoltarla, seguiamo l'apostolo mentre ascoltava le obiezioni della folla e le risposte del maestro. A volte gli sembrava di capire e di poter accettare quello che diceva Gesù, altre volte si trovava d'accordo con le difficoltà della folla. La conoscenza e l'affetto per Gesù lo assicuravano che ciò che diceva doveva essere vero, però non riusciva a comprenderlo. Avrebbe voluto la certezza, invece si ritrovava nel dubbio.

Certezza e incertezza. Sicurezza e dubbio. Non è questo il cammino della fede di ciascuno di noi?  Pietro non è tutti noi?
Il Padre ci ama, sa tutto di noi, conosce perfino i capelli del nostro capo, ci protegge. Ma allora perché succedono disastri come il ponte di Genova e la tromba d'acqua sul Raganello? Quei morti non erano figli suoi? E quei poveri del Kerala che non finisce un disastro e gliene capita un altro? Perché pagano sempre gli innocenti, mentre ai delinquenti, ai disonesti, ai malvagi sembra non succedere mai niente?
Gesù è il pane che nutre per la vita eterna: perché non ci aiuta anche a superare le difficoltà quotidiane? Ci invita ad andare a lui quando siamo affaticati e stanchi, ma perché allora, a volte, anche se preghiamo e imploriamo, la stanchezza e la fatica peggiorano? Lo Spirito Santo ci viene donato per capire ogni cosa, ma perché siamo sempre pieni di dubbi e di incertezze?

Le nostre domande sono le stesse Pietro, e come la sua è la nostra fede. A volte ci sentiamo sicuri come il popolo d'Israele: "Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi!", ma basta una richiesta che contrasta i nostri pensieri per dubitare della sua parola.

Sicurezza e dubbio. Luce e oscurità. Questa è la fede. Se non ci fosse il dubbio, sarebbe illusione. Se non ci fosse l'oscurità, sarebbe presunzione. Pensiamo a Madre Teresa di Calcutta.

Come vivere questa situazione? Come vivere la fede? L'unica strada è quella di Pietro che, quando non riesce a superare l'incertezza e a fugare l'oscurità si fida e si affida: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna».

Letture del giorno

Gs 24,1-2a.15-17.18; Sal 33 (34); Ef 5,21-32; Gv 6,60-69

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