La fede richiede maturità e coraggio

XXIX Domenica del tempo ordinario - Anno A - 2017

La famosa risposta di Gesù ai farisei, riportata in questa XXIX domenica, non è un invito a separare la fede dalla vita concreta, ma a valutare le leggi umane, nella consapevolezza coraggiosa che è il Signore a guidare la storia e che a lui dobbiamo rendere conto.

«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». E' una delle frasi più conosciute del vangelo, e forse anche una delle più sacrificate a spiegazioni troppo affrettate, come quella che la adopera per invocare la separazione tra Stato e Chiesa, un problema che al tempo di Gesù non esisteva. Oggi il problema esiste, e ogni tanto si fa addirittura molto caldo.

Per la ricerca delle soluzioni, però, ricorrere alla frase di Gesù porterebbe a conclusioni sbagliate, come quelle concentrate nella famosa espressione: "Libera Chiesa in libero Stato", apparentemente salomonica, in realtà sbagliata e pericolosa. Essa, infatti, lascerebbe a Dio la Chiesa come struttura (il papa, i vescovi, i preti...), e come pratiche religiose (la Messa, le processioni, le devozioni...), mentre a Cesare spetterebbe l'organizzazione della vita quotidiana. Se fosse così, la vita correrebbe su due binari paralleli: uno della Chiesa, l'altro dello Stato. Noi credenti dovremmo saltare ora sul primo, ora sul secondo. Su quello della Chiesa, per la Messa, le celebrazioni, le processioni, le preghiere, "rendendo conto a Dio". Su quello dello Stato per il lavoro, la famiglia, la politica, il tempo libero, "rendendo conto a Cesare". Niente di più sbagliato, perché porterebbe alla schizofrenia religiosa. Questa interpretazione fa comodo ai politici per chiudere la bocca alla Chiesa quando critica le loro scelte: "La Chiesa non si impicci! Non invada campi non suoi!". Vedi le proteste quando il papa interviene sull'accoglienza ai profughi, come se i campi della fede non siano quelli della vita quotidiana.

Ma lasciamo da parte i politici e pensiamo a noi. Cosa ci chiede Gesù con il suo invito a rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio? Per rispondere, dobbiamo aver chiaro ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio. Di Cesare è la vita di ogni giorno: se stessi, gli altri, la famiglia, il lavoro, i soldi, le amicizie, le tasse, i successi e gli insuccessi, la nascita e la morte. Renderle a Cesare comporta rispettare le leggi che regolano i comportamenti per il bene comune. E cosa è di Dio? Esattamente le stesse cose, perché la fede va vissuta dentro la realtà di ogni giorno. Perciò rendere a Dio quello che è di Dio non significa uscire ogni tanto dalla vita vera per rifugiarsi nelle preghiere e nelle celebrazioni, dentro le chiese, o nelle processioni, a patto che non disturbino il traffico. Questo vorrebbero i "libera chiesa in libero stato", per evitare problemi e discussioni. Ma non può essere così, anche se è vero che, rifiutando questo modo di pensare, le cose si complicano.

I problemi, infatti, sorgono quando le leggi di Cesare non corrispondono a quelle di Dio, perché in questo caso i credenti non possono dimenticare quello che Dio dice di Ciro: "Io l'ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, perché sappiano dall'oriente e dall'occidente che non c'è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n'è altri". Cioè, che non è Ciro (Cesare) a prendere in mano Dio, ma è il Signore a prendere in mano la storia per condurla dove vuole.

Questo, inevitabilmente può comportare per il cristiano situazioni difficili che gli richiedono maturità di fede e testimonianza coraggiosa. Maturità di fede per comprendere che non sempre le leggi di Cesare corrispondono al bene e promuovono il bene. Si pensi ai grandi e scottanti problemi della attuale società: il divorzio, l'aborto, l'eutanasia, l'eugenetica, la droga... Il fatto che siano approvati dai parlamenti non significa affatto che sono buoni e che possono essere praticati. Testimonianza coraggiosa, perché non rispettarle, oltre a guadagnarsi la nomea di arretrati e di bigotti (questo non sarebbe un grave problema) può mettere alcuni credenti in situazioni veramente difficili. Si pensi al medico che si rifiuta di praticare l'aborto, o qualora venisse approvata, l'eutanasia.

Allora? Nelle situazioni difficili, fastidiose, pesanti, i cristiani ricordano che Gesù li ha messi sull'avviso, e che il Dio che muove la storia, grande e degno di ogni lode, terribile sopra tutti gli dèi, anche trovando alleati insospettati come il re Ciro per gli ebrei schiavi a Babilonia, non abbandona mai chi confida in lui.

Letture del giorno

Is 45,1.4-6; Sal 95; 1Ts 1,1-5; Mt 22,15-21

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