La luce di Gesù ci rende luce

IV Domenica di Quaresima - Anno A

Il racconto evangelico del cieco nato rivela che l’incontro con Gesù non dona solo la vista degli occhi, ma apre anche lo sguardo della fede. Di fronte alla luce di Cristo ciascuno è chiamato a scegliere: accoglierla, come il cieco guarito, oppure rifiutarla, come i farisei che pur vedendo restano ciechi. Chi accoglie Gesù diventa a sua volta luce nel mondo, portando nelle relazioni e nella vita quotidiana i frutti della luce: bontà, giustizia e verità. In un tempo spesso confuso e ingannevole, il cristiano è chiamato a illuminare il buio con la luce ricevuta da Cristo.

Illuminiamo il buio con la bontà, la giustizia, la verità.

Per comprendere la grandezza del miracolo del cieco nato, e la straordinaria importanza del messaggio che ci rivolge, basta aver fatto qualche esperienza di blackout improvviso, inaspettato, prolungato, che ti trasporta in una realtà scomparsa, in un mondo sconosciuto dove ti sposti a tentoni e non riesci a fare le cose più semplici, neanche trovare una candela o il cellulare. Il buio era la casa del cieco nato finché non si imbatte in Gesù che, dopo un rituale per noi strano e misterioso, lo invia ad andare a lavarsi alla piscina di Siloe. E, «quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva». Eccolo tornare correndo, mentre era andato a tentoni, nella meraviglia dei presenti, che: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia».
Quel giovane del Vangelo siamo noi tutte le volte che non accettiamo l’invito di Gesù: “Va’ a Sìloe e làvati!”, perché ci basta quello che vediamo.

Diversamente ciechi

Raccontando la guarigione del giovane (aveva i genitori quindi così doveva essere) l’evangelista ci offre il quadro scoraggiante e deprimente dei farisei che si rifiutano di vedere ciò che vedono. “Non è possibile, ed è anche peccaminoso, perché di sabato non si può fare!”; “ma lui lo ha fatto: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Lo ha fatto? Allora «quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Così, mentre i farisei diventano ciechi il giovane acquista la vista non soltanto degli occhi del corpo, ma anche quelli della fede: «Credo, Signore!».
Il Vangelo, come sappiamo, non ci è stato donato per essere “imparato”, ma per stimolare le nostre coscienze con la domanda: io con chi sto? Con il cieco che accetta l’invito di Gesù di andare a “lavarsi” per vedere? Con quelli che: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia»? Con i farisei che negano il fatto e che per evitare il problema impauriscono i genitori e cacciano il giovane fuori dalla sinagoga? È una verifica che non dobbiamo evitare.

Figli della luce

Che Gesù è la luce della nostra vita è sicuramente una delle affermazioni più praticate nelle preghiere, nei canti, nelle prediche - chissà quante anche oggi! - perché la luce, anche soltanto a nominarla richiama la gioia, la bellezza, la sicurezza. E Gesù è tutto questo. Ma questa convinzione e questa affermazione quanto scendono nella realtà, quanta bellezza, gioia, sicurezza producono? Il cieco accoglie la luce di Gesù e diventa luce per gli altri: «Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla», «È un profeta!». La fede in Gesù luce ci impegna a portare la sua luce nella nostra vita e nella nostra realtà. San Paolo ce lo ricorda con decisione e chiarezza: «ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità».

Luci nel buio

C’è bisogno oggi di figli della luce? Oggi più che mai, immersi come siamo nel buio di luci fatue, ingannevoli e accecanti; nel rischio di cadere in un blackout drammatico, perché da troppo tempo nuotiamo nel buio delle apparenze, all’esatto contrario del Signore che vede il cuore. I risultati si vedono. Cosa possiamo fare? Intanto umilmente ma coraggiosamente portare dovunque un po’ di bontà, di giustizia, di verità.

Tu sei la mia luce
Signore, tu sei la mia luce;
senza di te cammino nelle tenebre,
senza di te non posso
neppure fare un passo,
senza di te non so dove vado,
sono un cieco
che pretende di guidare un altro cieco.

Se tu mi apri gli occhi, Signore,
io vedrò la tua luce,
i miei piedi cammineranno
nella via della vita.

Signore, se tu mi illuminerai
io potrò illuminare:
tu fai noi luce nel mondo.

Carlo Maria Martini


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