La misericordia come identikit

III Domenica di Avvento - Anno C - 2015

Le parole del papa in occasione del Giubileo della misericordia ci aiutano a comprenedere meglio il messaggio di questa terza domenica di Avvento, dove varie categorie di persone interrogano Giovanni Battista per ricevere orientamento per la loro vita.

Nel primo Angelus dell'Anno Santo, papa Francesco, ha dichiarato con tutta la solennità del momento: "Non si può capire un cristiano vero che non sia misericordioso, come non si può capire Dio senza la sua misericordia. Essa è la parola-sintesi del Vangelo. E' il tratto fondamentale del volto di Cristo".

Non è difficile notare la coincidenza di queste parole con quello che in questa domenica la Parola proclama per bocca di san Paolo: "Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù".

Non c'è spazio per la virtù della misericordia in chi non è capace di essere lieto nella e per la propria fede, perché la sente come un peso che gli è caduto addosso, essendosi trovato a nascere in una certa famiglia e in un certo paese.

Non c'è spazio per la misericordia in chi non testimonia e non annuncia la fede con amabilità, con il cuore aperto verso tutti, anche verso coloro che la respingono, che la contraddicono con le parole offensive, o con comportamenti negativi. Non c'è amabilità – come ha detto papa Francesco nell'omelia dell'apertura della Porta Santa – per chi non sa anteporre la misericordia al giudizio, e dimentica che, anche di fronte all'errore e al peccato, "in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia".
Misericordia, amabilità...

Grandi parole! Ma non si rischia con esse di ridurre la fede a una proposta luccicante e accattivante, ricca di buonismo e sorrisini di facciata, ma disarmata e inefficace di fronte ai problemi di una società dura, aggressiva e incattivita? Il rischio ci sarebbe e sarebbe gravissimo, se dimenticassimo che per arrivare a Gesù bisogna sempre passare prima per il precursore, Giovanni Battista, l'esatto contrario dei sorrisini e del buonismo, ma interprete serio della misericordia di Dio, che non è un atteggiamento di facciata, bensì il risultato di una impegnativa e continua conversione.

Passiamo allora dal Battista, come le folle, per chiedergli: "Che cosa dobbiamo fare?". La risposta: "Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto". Non buonismo e sorrisini, quindi, ma misericordia impegnativa, perché, per dare a chi non ne ha, è necessario aprire il cuore ai "miseri". Come i pubblicani, che domandano: "Maestro, che cosa dobbiamo fare?". Ed egli: "Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato". Che significa: giustizia, la prima e fondamentale espressione della misericordia. Come i soldati, che chiedono: "E noi, che cosa dobbiamo fare?". "Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe". Che vuol dire svolgere il proprio lavoro, qualunque esso sia, a partire dalla famiglia, con amabilità, senza far pesare il proprio ruolo, nel rispetto degli altri, nella consapevolezza dei propri diritti, ma anche dei propri doveri.

"Non si può capire un cristiano vero che non sia misericordioso", dice il papa. Il suo non è un invito ad addolcire la testimonianza cristiana in modo che non dia fastidio, ma l'impegno a una fede capace di dimostrare che la misericordia può vincere sfide impossibili ad altre soluzioni. Nei media e tra i potenti, anche se in forma sotterranea e quasi subliminale - e di conseguenza anche tra la gente -, non manca lo scetticismo (quando non l'ironia) verso le potenzialità di questo Anno Santo: "Non bastano nemmeno i bombardamenti, tanto che prima o poi bisognerà ricorre a interventi di terra, figuriamo se la misericordia...".

Costoro non sanno che a "Dio tutto è possibile". Noi lo sappiamo, però sappiamo anche che per compiere ciò che soltanto a lui è possibile, egli si serve di uomini e donne disponibili a digli: "Eccomi!".

Letture del giorno

Sof 3,14-18a; Sal Is 12; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18

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