Va costruita con una vita disarmata e disarmante.
Il titolo Maria come Madre di Dio è antichissimo, fu “coniato” nel 431 d.C. nel concilio di Efeso che dichiarò Gesù vero Dio e vero uomo. Essendo Maria madre del vero uomo è anche madre del vero Dio, e così può essere invocata. La festa a lei dedicata celebrata il primo dell’anno, ottava del Natale di Gesù, fu portata all’undici ottobre, per ricordare il quinto centenario del concilio di Efeso, e infine, nel 1969, per volontà di Paolo VI, riportata al primo gennaio. Papa Montini riteneva importante iniziare il nuovo anno sotto lo sguardo di Maria, volto materno di Dio che ci vuole bene, che ci ama, che ci sorride come annuncia la prima lettura della Messa: «Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”».
Sempre Paolo VI stabilì che in questa solennità di Maria Madre di Dio si celebrasse la Giornata Mondiale della Pace. Quando il Papa istituì questa giornata, era forte l’esigenza di invocare la pace, perché il mondo, ancora scosso dalla violenza della seconda guerra mondiale, era in ansia per la minaccia nucleare. La cosiddetta “guerra fredda” teneva il mondo in due blocchi contrapposti che non ricorrevano alle armi soltanto per paura l’uno dell’altro. Oggi la situazione non è migliore. Anzi, è più pericolosa, perché la caduta del muro di Berlino ha dato il via a quella che Papa Francesco chiamava “la terza guerra mondiale a pezzi”: sanguinose guerre locali in diverse parti del mondo; terrorismo; Stati “canaglia” dove i diritti delle persone, a cominciare dalla professione della fede, vengono ignorati e calpestati; e quello che stiamo vivendo in questi giorni: le guerre in Ucraina, in Palestina, in Nigeria con migliaia di morti, stragi di bambini, distruzioni materiali e morali.
In questa angosciante, terribile e pericolosissima situazione che può deflagrare, mettendo a rischio le sorti della terra, morto Papa Francesco, invocando la pace in tutti i modi e in ogni luogo, Leone XIV ha salutato la Chiesa e il mondo con il saluto di Gesù agli apostoli la sera della risurrezione: “La pace sia con tutti voi”, invitando a crearla e a praticarla, con “parole disarmate e disarmanti”. Questa formula di grande effetto è stata posta a titolo del messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di questo primo gennaio 2026: La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante, contrapponendosi così all’idea che essa possa essere assicurata con la deterrenza delle armi e con la paura dell’altro.
Noi cosa possiamo fare per la pace? Non basta pregare, invocando il dono della pace, se non contribuiamo a costruirla e a custodirla. Papa Francesco indicò i campi di battaglia dove si affrontano la violenza e la pace: 1. il cuore umano; 2. la famiglia, 3. la società.
Nell’omelia del Giorno di Natale in san Pietro, Papa Leone XIV ha dichiarato: «Quando la fragilità altrui ci penetra il cuore, quando il dolore altrui manda in frantumi le nostre certezze granitiche, allora già inizia la pace. La pace di Dio nasce da un vagito accolto, da un pianto ascoltato: nasce fra rovine che invocano nuove solidarietà, nasce da sogni e visioni che, come profezie, invertono il corso della storia…Questo mistero ci interpella dai presepi che abbiamo costruito, ci apre gli occhi su un mondo in cui la Parola risuona ancora, “molte volte e in diversi modi” (cfr Eb 1,1), e ancora ci chiama a conversione». Per questo dobbiamo pregare e a questo dobbiamo impegnarci sotto lo sguardo sorridente di Dio, con la compagnia di Gesù, il Dio con noi, e la tenerezza della Madre.