La Pasqua è regola di vita

Domenica di Pasqua «Resurrezione del Signore»

La Pasqua di Gesù rivela la distanza tra i pensieri di Dio e quelli dell’uomo, mostrando che la vita autentica nasce attraverso la croce e si compie nella risurrezione. La Pasqua diventa così una vera regola di vita: accogliere il “lievito” della risurrezione nel quotidiano, orientando pensieri, scelte e azioni verso il bene, la giustizia e la speranza. Cercare le “cose di lassù” non allontana dalla realtà, ma trasforma ogni giorno, aprendo alla luce e alla pienezza della vita.

Portare dentro il quotidiano il lievito della risurrezione.

Nella quinta lettura della Veglia Pasquale, il profeta Isaia rivela una decisa affermazione di Dio: «i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri». Lo sappiamo che è così, lo sperimentiamo continuamente quando le cose non vanno come vorremmo, ma facciamo fatica ad arrenderci a questa verità, perché l’istinto a far diventare i suoi pensieri come i nostri, addirittura a tentare di imporglieli, trova sempre il modo di farsi strada. È la tentazione dell’Eden che, assecondata, fa ritrovare nascosti, nudi e vergognosi tra i cespugli, come i progenitori.

Accogliere, invece, i suoi pensieri apre la porta del giardino del Risorto, e con la Pasqua di Gesù fornisce la prova più clamorosa della diversità tra i pensieri e le strade di Dio e i nostri.
Gesù si è lasciato mettere in croce davanti a tutto il popolo, davanti alla folla, sotto gli occhi di tutti. Eppure per credere che stava morendo in croce sconfitto non c’era bisogno di prove: che a mezzogiorno si facesse buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio; che il velo del tempio si squarciasse in due, da cima a fondo; che la terra tremasse e le rocce si spezzassero. Lo si constatava.
Perché dare tanto risalto a una clamorosa sconfitta?
Sorprendenti invece sono le modalità della risurrezione, l’evento più difficile in assoluto da credere senza prove per dimostrarlo. Gesù in quella straordinaria e unica alba del primo giorno della settimana, compare a Maria di Magdala e all’altra Maria, due testimoni poco affidabili. A Pietro e Giovanni non si fa nemmeno vedere, fa loro trovare le bende per terra e il sudario piegato in un luogo a parte.

I nostri e i suoi

Noi al contrario di Dio nascondiamo i nostri insuccessi e le nostre sconfitte. Ce li teniamo per noi. Li mascheriamo dietro a false sicurezze e a stentati sorrisi. Non sopportiamo che gli altri ci scoprano deboli e vulnerabili. I nostri successi, invece, anche piccoli, anche fittizi, li sbandieriamo, li sbattiamo in faccia a chi aveva dubitato di noi, magari ce li inventiamo. Al posto di Gesù, noi saremmo apparsi alla folla radunata nel tempio di Gerusalemme; dentro il sinedrio riunito a festeggiare la sua illusoria vittoria; nel pretorio dove Pilato si stava fregando le mani per essersi tolto l’impiccio; a tutti coloro che gli avevano preferito Barabba.
I pensieri di Dio… Difficile capirli. Difficile accettarli. Difficile viverli. Difficile capire la sua Pasqua. Difficile accettarla. Difficile viverla. Però accogliendola si comprendere quanto sia decisivo e benefico portarla dentro la vita come seme e come lievito, scoprendo di non essere fatti per il sepolcro, per il buio, per il niente, ma per la luce, per il tutto e sempre.

Certezza o illusione?

Se è così, perché tutto sembra andare verso il buio, la cattiveria, la violenza, l’inganno, cioè…, tutto ciò che ha l’odore della morte? Perché i nostri pensieri inseguono sempre desideri di gioia, di pace, di giustizia che finiscono nell’esatto contrario? Perché, come la Pasqua di Gesù ci rivela, alla risurrezione si arriva attraverso la croce. Non c’è altra strada. Non vorremmo che fosse così, ma è così. Tutto ciò che è buono, vero, bello va conquistato, va cercato, come esorta san Paolo: «cercate le cose di lassù, dove è Cristo seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra».

Le cose di lassù

Ma cercare le cose di lassù non porta a trascurare le cose di quaggiù, quelle quotidiane, quelle che occupano i nostri pensieri, le nostra capacità, le nostre fatiche, le nostre gioie? No. Le cose di lassù sono quelle che portano lassù; cioè quelle che spingono la nostra vita: i nostri pensieri, le nostre capacità, le nostre fatiche, le nostre gioie… verso la bontà, la bellezza, la giustizia. Le “cose di lassù” sono quelle che Gesù ha predicato e praticato quaggiù, e che ha raggiunto attraverso la croce. Accogliere la Pasqua impegna a seguirlo sulla strada che porta alla vita per sempre, che Gesù ha rivelata e aperta.


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