La Pentecoste è un evento sempre vivo e attuale: lo Spirito Santo continua a soffiare nel mondo come vento di pace, dialogo e fraternità, abbattendo le barriere dell’odio e dell’incomprensione. Una riflessione sul valore dei piccoli gesti quotidiani, capaci di parlare una lingua universale che unisce popoli, culture e persone anche in tempi segnati da guerre, paura e divisioni.
Su di noi il vento impetuoso e le lingue come di fuoco.
Quando arriva la solennità di Pentecoste è praticamente inevitabile che da tutti i pulpiti si esprima il desiderio e si alzi la preghiera affinché il Signore conceda una nuova Pentecoste. Cioè un’altra mattina come quella del fragore improvviso quasi un vento che si abbatte impetuoso e riempie la casa; e le lingue come di fuoco sopra ciascuno dei presenti; e del dono straordinario di una lingua che tutti capivano nella propria lingua nativa. Il desiderio e la preghiera sono legittimi - ci mancherebbe! - anzi doverosi, ma invocare una nuova Pentecoste con l’idea sottintesa che “la prima”, quella con i discepoli fuori dal Cenacolo a testimoniare che la torre di Babele era stata abbattuta dalla la lingua che tutti capivano, esaurita la sua energia, abbia bisogno di essere ricaricata, mentre noi la aspettiamo a braccia conserte, pregando e lamentandoci delle incomprensioni, delle contrapposizioni, della mancanza di dialogo, delle guerre, sperando in un nuovo fragore quasi di vento impetuoso e lingue come di fuoco che spazzino via tutto ciò che divide, non sarebbe rendere onore allo Spirito Santo.
Il fragore e il fuoco di quella mattina sono sempre vivi e in azione. E anche noi siamo sempre lì davanti al Cenacolo a meravigliarci dello Spirito Santo che abbatte le barriere dell’incomprensione e dell’incomunicabilità, con una lingua che tutti capiscono, cioè quella che - Parti, Medi, Elamìti, Giudei, Romani, Iraniani, Palestinesi, Americani, Cinesi, Russi… - ci rende tutti fratelli e sorelle. La Pentecoste non c’è da aspettarla nuova, è sempre viva e dirompente come quella mattina. Ciò che possiamo desiderare invocare è la volontà di accoglierla con la capacità di parlarla e diffonderla.
Ma… come è possibile credere che davvero la Pentecoste sia ancora in azione quando, come in questi giorni, sembra che tutti siano tornati di corsa a costruire la torre alta fino al cielo, dove non ci si capisce più e il vento che tira impetuoso è quello della corsa alle armi; e il fuoco è quello della volontà di prevalere e di schiacciare i più deboli anche con il rischio di distruggere tutto. Non li vediamo e non li sentiamo i “grandi” - così detti - che si confrontano, gareggiando a chi ha le atomiche più numerose e potenti? Cosa possiamo fare più che invocare una nuova ventata risolutiva dello Spirito Santo?
Possiamo fare tanto e bene. Naturalmente non disponiamo di mezzi capaci di fermare le intenzioni bellicose di Trump, di Putin, Netanyahu, la Guida Suprema…, ma possiamo fare di tutto per «non rassegnarci al prevalere della logica del conflitto e delle armi», dice Papa Leone XIV, che anche se di fronte ai Grandi - così detti - che lo irridono non può fare niente, ma non smette di condannare tutto ciò che sa di guerra e prepara alla guerra, promulgando anche su queste problematiche la sua prima enciclica: Magnifica humanitas; e compiendo gesti significativi che smuovono le coscienze, come la visita a sorpresa a un ragazzo venuto a Roma per vederlo e invece ricoverato d’urgenza. Questi gesti sono la lingua che tutti capiscono e che tutti possono parlare.
Viviamo ormai e sempre di più tra “Parti, Medi, Elamìti, Giudei, Romani, Iraniani, Palestinesi, Americani, Cinesi, Russi…”; possiamo avere come dirimpettaio un ucraino scappato dalla guerra, oppure un dissidente russo sfuggito alla polizia; sulla panchina del viale un senza tetto e ragazzi “di buona famiglia” che lo tormentano; extracomunitari che intervengono a difesa di malcapitati mentre italiani, magari bravi cristiani, hanno paura di impicciarsi.
La Babele è sempre forte, ma non è indistruttibile. La si deve combattere. La Pentecoste è sempre in azione e noi dobbiamo contribuire a farla diventare più che mai oggi vento impetuoso e fiamme come di fuoco per parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio.