La terra è la casa che il Signore ci ha affidato

I Domenica Avvento - Anno B - 2017

Il Signore ci ha affidato la terra, la casa di tutti, da custodire e da vigliare. Facciamo in modo che questa I domenica di Avvento non ci trovi addormentati.

"Vegliate dunque – esorta Gesù -: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà...; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati". Torna l'Avvento con i brani della Parola che ogni anno, anche se con accenti diversi, ci invitano a vigilare per non mancare l'incontro, non con il "Bambinello" di Betlemme, ma con il Risorto, il Signore e giudice della storia.

Cosa significa vegliare per non mancare questo incontro? Il primo significato è la verifica della nostra fede personale, impegno quotidiano di ogni cristiano, che l'Avvento sprona a compiere in maniera più seria e impegnativa. Ma questo non basta, perché la fede personale può ridursi a propositi devoti e pii, ma inefficaci ai fini dell'incontro con lui, se non vengono eseguiti i compiti che il "padrone di casa" ci ha affidato. Cioè se il Signore Gesù, ci trova addormentati, invece che indaffarati ad accudire e vigilare la casa.

Ma la casa che il Signore ci lascia da preparare e vigilare cosa è?
Certamente è la nostra vita. Certamente è la nostra famiglia. Certamente è anche la nostra comunità di credenti. Però c'è una casa più importante alla quale pensiamo troppo poco, ma senza la quale non ci saremmo né noi, né le nostre famiglie, né le nostre comunità: è la terra che Dio ci ha dato da abitare, da coltivare, e da custodire (Gen 2.15).

E' questa casa che papa Francesco ha voluto ricordarci con la sua enciclica Laudato si': "L'esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra. Secondo la Bibbia, queste tre relazioni vitali, non solo fuori, ma anche dentro di noi. La rottura tra queste tre relazioni "è il peccato"... Come risultato, la relazione originariamente armonica tra essere umano e natura si è trasformata in un conflitto (cfr Gen 3,17-19)... Oggi il peccato si manifesta con tutta la sua forza di distruzione nelle guerre, nelle diverse forme di violenza e maltrattamento, nell'abbandono dei più fragili, negli attacchi contro la natura" (LS 66).

La vigilanza sulla casa che il Signore in questo Avvento ci invita a rafforzare è dare il nostro pur piccolo contributo a ricomporre questa armonia. La situazione è pesante. A guardare l'inquinamento dell'aria, dell'acqua, delle foreste, dei terreni, ma soprattutto a considerare l'inquinamento dei rapporti tra le persone, viene da esclamare come il profeta Isaia: "Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento". Il segnale più vistoso del nostro vagare lontano dalle vie del Signore, del nostro cuore indurito che non teme più il nostro padre e creatore, è non sentire questa situazione come peccato, e comunque attribuire sempre la responsabilità agli altri.

Si dirà: "Ma noi cosa possiamo fare contro l'inquinamento dell'aria, dell'acqua, la distruzione delle foreste, lo sfruttamento dissennato delle risorse? Ci devono pensare i governi". Non è così, perché i governi, di ogni tipo e livello, seguono ciò che la gente reclama. Perciò comportamenti responsabili nei confronti della terra sono un contributo al cambiamento di mentalità, e quindi una spinta verso decisioni più giuste. Se non possiamo fare direttamente granché contro il buco dell'ozono, possiamo fare tanto contro il buco del senso di responsabilità.

Papa Francesco, per stimolare i cristiani e tutti gli uomini e le donne di buona volontà a custodire la casa che il creatore ci ha affidato, indica come modello Gesù, che ha abitato la terra, vivendo in "una piena armonia con la creazione" (LS 97).

Letture del giorno

Is 63,16-17.19; 64,2-7; Sal 79; 1Cor 1,3-9; Mc 13,33-37

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