Lasciare la barca e camminare sulle acque

XIX Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

La fede non è un’assicurazione contro rischi.

Era stata una giornata stressante. Gesù, informato della morte del Battista ad opera del tetrarca Erode, aveva desiderato raggiungere con una barca un luogo tranquillo, in disparte. Ma la gente, avendo intuito la destinazione, lo aveva preceduto a piedi, facendogli trovare ad attenderlo una grande folla per ascoltarlo e per chiedere la guarigione dei malati. Fattosi tardi, l’aveva sfamata, moltiplicando cinque pani e due pesci, un segno straordinario che aveva suscitato tanto entusiasmo al punto che alcuni avrebbero voluto farlo re. I discepoli, anch'essi meravigliati dal segno che avevano contribuito a realizzare, avrebbero voluto vedere come sarebbe andata a finire, ma Gesù, prima di congedare la folla, li aveva «costretti» (è l’unica volta che nei vangeli questo verbo viene attribuito a Gesù) a salire sulla barca per andare sull’altra riva. Egli, invece, era rimasto da solo a pregare.

L’azzardo della fede

L’umore dei Dodici, mentre la barca navigava faticosamente per un forte vento che agitava pericolosamente le onde, non era dei migliori. Ci mancava che sul finire della notte comparisse sul lago una specie di fantasma che camminava verso di loro. Alle loro grida di paura risponde una voce: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Sarà lui? Pietro vuole accertarsene: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». E la voce: «Vieni!». E lui va.
“Se sei tu…”. E se non fosse stato lui, se fosse stato davvero un fantasma, come sarebbe andata a finire? Pietro non si pone queste domande: esce dalla barca e comincia a camminare sulle acque verso Gesù ma, rendendosi conto del rischio che stava correndo, si impaurisce. Intanto però i pochi passi sull’acqua gli avevano fatto individuare chi lo aveva chiamato, e allora: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano e lo afferrò.

Ed ecco il messaggio per noi. La fede è Pietro che esce dalla barca, fidandosi del «Vieni!», senza chiedere altre prove, magari di far cessare il vento, prima di lasciare la barca. La fede è l’accorato «Signore, salvami!», quando ci si rende conto che le nostre forze non bastano.

La sua mano c’è anche per noi

Questa mano che Gesù «subito» stende per afferrare Pietro si scontra con la nostra difficoltà a pensare il Signore pronto ad esaudirci senza farci aspettare troppo, oppure ad ignorarci. Perché, quando le onde sono agitate e il vento è forte, non viene a rassicurarci placando le onde e fermando il vento? A questo e simili interrogativi che affiorano continuamente e disturbano la nostra fede, risponde l’episodio evangelico con il gesto di Pietro. Il Signore non ci ascolta - o così crediamo - se non siamo disposti a uscire dalla barca per camminare sulle acque, fidandoci del suo «Vieni!». Il Signore non ci ascolta - o così crediamo - se rimaniamo aggrappati alla barca, chiedendo a lui che può tutto di risolverci il problema. Il Signore non ci ascolta - o così crediamo - se ci sembra più facile e sufficiente chiedergli una traversata sicura e tranquilla prima di salire sulla barca.

Il Signore è il Signore

Il Signore, che può tutto, non può rinunciare a essere il Signore. La sua mano è sempre pronta ad afferrarci, se lasciata la barca dei nostri progetti e delle nostre convinzioni, camminiamo sull’acqua verso di lui, e accettiamo che egli stenda la sua mano secondo i suoi tempi e la sua volontà.

Letture del giorno

1Re 19,9a.11-13a; Sal 84 (85); Rm 9,1-5; Mt 14,22-33

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