Le armi della luce e della pace

I Domenica di Avvento - Anno A

Per illuminare il buio della guerra, della violenza, della sopraffazione.

Anche se lo si è detto, ridetto, ripetuto chissà quante volte, non c’è niente da fare: per la gente, compresi i cristiani praticanti, il Natale è il compleanno di Gesù. Conseguenza: l’Avvento, che dovrebbe essere il tempo in cui, commemorando la nascita di Gesù a Betlemme ci si prepara spiritualmente con la preghiera, la carità e il digiuno alla seconda nascita di Gesù giudice della storia, diventa la preparazione della festa del suo compleanno. Ed è così sempre di più! Tutti i riti e le tradizioni (accensione dell’albero, luminarie, vetrine addobbate, concerti, presepi…) che iniziavano con la festa dell’Immacolata sono partiti già prima dei saldi del Black Friday.
La situazione è questa, ed è inutile gridare alla dissacrazione, al capovolgimento del messaggio evangelico, alla sostituzione del “vegliate!” di Gesù con il “comprate” della pubblicità. Anche perché pure i contestatori magari con la scusa dei bambini cedono al panettone, ai regali, alle canzoni popolari, all’albero nell’angolo del salotto.
Poi, alla fin fine, a essere precisi non si può dimenticare che il Natale festoso e gioioso intorno al Bambinello l’ha pensato e inaugurato San Francesco, che più cristiano autentico di lui… Ciò che possiamo e dobbiamo fare è servirci del Natale “esteriore e festaiolo” per una maggiore comprensione della nascita a Betlemme e di ciò che comporta l’attesa della seconda. In pratica dobbiamo servirci dei segni e delle tradizioni (nate proprio a questo scopo e poi svuotatesi di significato!) per comprendere, vivere e testimoniare meglio la realtà che essi significano: la pace, la luce, la gioia, la fratellanza.

La barca di Noè

Raccomanda Gesù: «Non fate come quelli che al tempo di Noè mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti». È l’invito a vegliare, a capire i tempi, a prendere sempre maggiore consapevolezza della nostra provvisorietà per non sprecare il tempo che ci è dato. «Vegliate!», esorta Gesù. La sua nascita a Betlemme sfuggì a tutti coloro che non sapevano e non volevano distogliere gli occhi dalle cose di sempre e alzare la testa per vedere la stella. Alziamo la testa, guardiamo la stella con momenti di silenzio per caricare “la barca di Noè” di ciò che non può mancare nel prepararsi al Natale: preghiera, meditazione, perdono, pace, carità e gratuità…

Le armi della luce

Se abbiamo messo le luminarie alla finestra o sul balcone; se ci rallegrano le strade e le vetrine piene di luce, facciamo che questo splendore non si esaurisca nella meraviglia, ma ci stimoli ad ascoltare san Paolo che ci invita a gettare via le opere delle tenebre e a indossare le armi della luce per essere nel nostro piccolo la stella che guidò i Magi alla capanna, comportandoci «onestamente, come in pieno giorno». Ce n’è di luce da dover diffondere per vincere l’oscurità di questi nostri tempi.

Le armi in aratri

Il Natale è luce, il Natale è pace, il Natale e gioia. Lo cantarono gli angeli sopra la capanna: «pace agli uomini amati dal Signore» e lo cantano oggi, soffrendo nel vedere il buio dell’odio, della vendetta, della distruzione, della guerra, delle sopraffazioni… Purtroppo il Natale che fin da bambini abbiamo imparato a identificare con la pace, come se fosse un sinonimo, non ci si presenta così. Il profeta Isaia vide popoli che avrebbero spezzato le loro spade per farne aratri, e le loro lance per costruire falci; e nessuna nazione alzare più la spada contro un’altra nazione, e scomparire l’arte della guerra. Purtroppo non è ancora così, ma non dobbiamo rassegnarci a che non sia così. Lo dobbiamo credere e realizzare anche non dimenticando in questo cammino verso l’Avvento la preghiera per la Palestina, proprio dove Gesù ha portato la luce, la pace, il dono, la gratuità, e per l’Ucraina, il Sudan, e per tutte le regioni del mondo dove il buio è fitto, la pace è lontana, la fratellanza è sconosciuta. A cominciare da noi.

Vieni, Signore Gesù!
Signore Gesù, le nostre spade
non sono ancora aratri,
e le nostre lance non sono ancora falci.
C’è ancora guerra dentro e intorno a noi.
Vieni, e insegnaci le tue vie.

Signore Gesù, resistono ancora in noi
le armi delle tenebre:
egoismi, gelosie, pigrizie e invidie.
Vieni, e aiutaci a indossare
le armi della luce:
generosità, lealtà, pace e misericordia.

Signore Gesù, i nostri occhi
sono sempre tentati di lasciarsi imprigionare
dalle faccende e dalle vicende quotidiane.
Vieni, e apri i nostri occhi
per aiutarli a vedere sotto le apparenze,
il senso ultimo e pieno della vita.


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