Maria in cielo è per noi garanzia, via, sostegno

Assunzione della Beata Vergine Maria - Solennità - 2021

Sotto alle cadute, alle banalità, ai peccati rimane vivo il desiderio del bene.

Gli ebrei nel deserto avevano costruito una cassa con legno di acacia con un coperchio coperto d'oro, utilizzata per custodire le Tavole della Legge date da Dio a Mosè sul monte Sinai. Fino a che non se sono perse le tracce, l'Arca della Alleanza era quello che per noi è il tabernacolo: la presenza reale di Dio. Nella prima lettura della Messa della Vigilia nella festa dell'Ascensione, la chiesa ci invita a identificare Maria con questa Arca, con questo Tabernacolo. Non c'è immagine più bella e significativa. Ancor più profondo è il grido che una donna della folla profeticamente rivolge a Gesù: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Il grembo di Maria aveva custodito non i segni della presenza di Dio, ma Dio stesso. Completa lo scenario lo stupendo brano dell'Apocalisse, che apre la Messa del giorno, e rafforza in maniera ancora più potente questa immagine: «Apparve nel tempio l'arca della sua alleanza. Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto».

È tutto in questa immagine - che la Chiesa e il popolo cristiano hanno identificato da sempre con Maria - il significato della solennità dell'Assunzione di Maria: la madre di Gesù, senza passare attraverso le pene e la corruzione della nostra morte, si è risvegliata cittadina dei cieli. Cieli che non sono cittadelle incantate e giocose, ma il raggiungimento di ciò per cui siamo stati creati: la vita per sempre. La sua è stata una "dormitio" (anticamente questa festa così era chiamata: il sonno di Maria), come Gesù aveva dichiarato per la morte della figlia di Giàiro, mentre si apprestava a richiamarla alla vita terrena: «La fanciulla non è morta, ma dorme» (Mt 9,24). L'Assunzione di Maria è la prova che la nostra speranza di arrivare alla cittadinanza dei cieli non è un'illusione. E noi celebriamo questa festa per rafforzare questa speranza.

Anche il periodo della festa, appartenente poco idoneo, perché gran parte della gente è sparsa per mari, monti, laghi, con particolare entusiasmo dopo due estati in pandemia, è invece stimolante per riflettere: il cielo è gioia, è domenica senza ritorno al lunedì, è ferie senza ritorno al lavoro. Questa sete di gioia, di festa, di ferie che abbiamo dentro altro non è che il segno che noi siamo fatti per la gioia, per il buono, per il bello: cioè per il cielo. Tutto ciò che sa di "gioia, di buono, di cielo", da qualsiasi parte arrivi ci incoraggia ci attira. Pensiamo all'entusiasmo, alla fiducia, alla volontà di ripartire che hanno acceso in tutti gli italiani i nostri giovani e le nostre ragazze con la loro partecipazione coraggiosa alle Olimpiadi di Tokyo. Nessun discorso di politico, nessuna predica avrebbero ottenuto altrettanto. Anche l'attesa spasmodica del weekend, del ponte, delle ferie sono la prova che siamo stati fatti non per il lunedì ma per la domenica, non per il lavoro ma per le ferie. Quelli che credono di riuscire a spegnere questa sete con la baldoria, lo stordimento, lo sballo nel weekend, nel ponte, nelle ferie forse prima o poi se ne accorgeranno. Ma se questo desiderio di cielo è dentro, perché è così trascurato? Perché non è un sogno ma un impegno quotidiano di carità, di bontà, di bellezza da costruire. I ragazzi delle olimpiadi non hanno "pescato" il successo, ma lo hanno costruito.

Come costruirlo? Ce lo indica Maria con il suo "eccomi" a Dio e ai fratelli. Nel suo "Eccomi" all'angelo, è compreso infatti quello a Elisabetta: ovvero ai fratelli e alle sorelle.

 

AVVISO

A causa di impegni personali non previsti e non procastinabili, don Tonino Lasconi non potrà pubblicare il commento al Vangelo delle domeniche 22 e 29 agosto 2021.

Per la XXI e XXII domenica del Tempo Ordinario vi proponiamo due suoi commenti del 2018:

Letture del giorno

Ap 11,19a; 12,1–6a.10ab; Sal 44 (45); 1Cor 15,20–27a; Lc 1,39-56

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