Modello, traguardo, strada

Assunzione della B. V. Maria - Anno B - 2015

La liturgia dell'Assunzione ci mostra Maria come modello di fede, che ha custodito nel suo cuore, prima ancora che nel suo grembo, il Verbo di Dio; come primizia dei risorti in Cristo; come donna del Magnificat, impegnata nel servizio umile e premuroso della cugina.

Alcune feste del Signore, della Madonna e di alcuni santi, particolarmente importanti e chiamate solennità sono precedute dalla Messa vespertina della vigilia, con brani di Bibbia diversi da quelli del giorno della festa. In questi casi, è bene che la riflessione ne tenga conto, perché spesso sono molto importanti per comprendere il messaggio della celebrazione. E' il caso della festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria.

Maria, nostro modello nella fede

L'arca dell'alleanza, che Davide fa portare a Gerusalemme, era una cassa di legno rivestita d'oro e riccamente decorata, costruita da Mosè su ordine di Dio. Essa era stata il segno visibile della presenza di Dio in mezzo al suo popolo durante il pellegrinaggio nel deserto. Custodiva un vaso d'oro contenente la manna, il bastone fiorito di Aronne e le Tavole della Legge. Proclamato per aprire la festa dell'Assunta, il messaggio del brano del libro delle Cronache (1 Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2;) è chiaro: Maria è la vera arca di Dio, perché nel suo grembo ha custodito non i segni della sua presenza, ma Dio stesso.

Maria, però, non è stata "arca" con il grembo, ma con il "cuore", con la fede. La riposta di Gesù alla donna che grida: "Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!" (Lc 11,27-28), non è sgarbata e indelicata come potrebbe sembrare. Tutt'altro. Gesù, pur senza un riferimento diretto, indica sua madre come arca di Dio non solo perché l'ha portato nel grembo, ma perché l'ha accolto nel cuore con la fede. Nessuna creatura come lei, infatti, ha ascoltato la parola di Dio e l'ha osservata, anche quando ciò che accadeva al figlio sembrava il contrario di ciò che sarebbe dovuto accadere. Se vogliamo essere "beati" come Maria, pur non potendola imitare nella sua peculiarità di arca di Dio con il grembo, dobbiamo prenderla a nostra modello nell'ascoltare la parola di Dio e nel metterla in pratica.

Maria nostro traguardo

La parola di Dio del giorno della festa si apre con la grandiosa visione della "donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto". Giustamente la Chiesa ha identificato questa donna con Maria, per la sua fede incrollabile che quel suo figlio sarebbe stato "rapito verso Dio e verso il suo trono", nonostante l'avesse visto continuamente insidiato e aggredito dall'enorme drago rosso.

San Paolo, sia nella Messa della vigilia che in quella del giorno, non parla direttamente di Maria, ma della sconfitta della morte, e della risurrezione di Cristo, primizia della nostra. Quale creatura poteva essere la prima a raggiungere la risurrezione senza passare attraverso la corruzione del corpo se non Maria? Lei è il grandioso segno nel cielo che indica a tutte le creature il traguardo della vita terrena.

Maria è la strada verso il traguardo

Come possiamo raggiungerla? Maria ci indica la strada con un gesto umilissimo e grandioso: andare a trovare Elisabetta, cioè, ascoltando il comandamento di Gesù e mettendolo in pratica. Questo brano di vangelo, proclamato in questa festa, diventa più straordinario di sempre: questa giovane donna, che porta Dio dentro di sé, lo onora andando ad aiutare una creatura di Dio bisognosa di aiuta: Elisabetta.

Meravigliosa la fantasia di Dio! Per raggiungerlo e vivere per sempre con lui, come la donna vestita di sole, non ci chiede niente per sé, ma gesti concreti e quotidiani di carità, per unirci a lui, per disperdere i superbi nei pensieri del loro cuore; per rovesciare i potenti dai troni e innalzare gli umili; per ricolmare di beni gli affamati, rimandare i ricchi a mani vuote.

Letture del giorno

Ap 11.19; 12,1-6.10; Sal 44; 1Cor 15, 20-26; Lc 1,39-56

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