Morire per vivere

V Domenica di Quaresima - Anno B – 2015

Non c'è giorno che non ci rattristi e non ci spinga allo scoraggiamento con notizie sempre più gravi e diffuse di corruzione e di malaffare da parte di tutti gli ambienti di vita, soprattutto da coloro che dovrebbero essere i garanti di una vita pubblica onesta e trasparente: i politici, gli amministratori pubblici e persino i giudici.

La situazione è talmente grave che il cardinal Bagnasco, presidente dei vescovi italiani ha dichiarato "che la corruzione sta diventando un regime", e ha incitato i cittadini onesti a manifestare pubblicamente la propria indignazione. Ma sembra che nessuna condanna e nessun appello (papa Francesco ne aveva rivolto uno severissimo ai politici intervenuti a una sua Messa all'inizio della Quaresima) riesca a scalfire questa situazione. Gli scandali vengono commentati e vituperati per alcuni giorni su tutti i media e in tutti i luoghi dove la gente si incontra, per poi essere cancellati da altri nuovi e più gravi. E via così.

Perché accade tutto questo? Le risposte sono tante, spiegate, illustrate, vantate, minacciate con parole infinite nel chiacchiericcio dei talkshow televisivi. Tante e sempre le stesse: la colpa è degli altri, dei politici, dello Stato, di tutti. Cioè di tutti e di nessuno. Gesù ne ha una di poche parole: "se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto". E' la misteriosa legge della vita: morire per vivere. Faticare per raggiungere il bene. Soffrire per arrivare alla gioia.

Ma perché tutto ciò che è vero, che è buono, che è bello, che è giusto richiede fatica, mentre il contrario di ciò che vero, buono, bello, giusto ci riesce facile, ci viene spontaneo? E' una legge che facciamo fatica a comprendere, anzi non la capiamo proprio. Però è la legge della realtà. L'unica che spiega veramente ciò che accade. Perché esiste la corruzione? Per arrivare a conquistare un bene evitando la fatica che il raggiungimento di quel bene richiede. Perché la raccomandazione? Perché la mazzetta? Stessa spiegazione: avere il frutto senza prima marcire. Perché si vuole dimenticare il peccato, cioè il rifiuto di Dio Creatore e Padre, che ci ha gettato nel "con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai" (Gen 3,19). Facciamo di tutto per non accettare queste parole, ma non accettarle significa ricorrere ai mezzi che poi ci fanno gridare allo scandalo.

Gesù, venuto tra noi per recuperarci dal peccato che ci ha gettato in questa condizione, ha voluto sperimentarne la durezza, indicandone anche la via di uscita: "Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome". Anche lui sembra essersi posto l'interrogativo: "Perché per raggiungere la gloria devo passare attraverso la croce?". Pensare così di Gesù, sembra quasi un sacrilegio, ma ci autorizza la Lettera agli Ebrei: "Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono".

Queste forti grida e lacrime di Gesù sono tanto diverse da quelle nostre, quando ci troviamo nelle malattie, nelle disgrazie, negli insuccessi, nei rovesci, negli abbandoni, nei tradimenti, nella solitudine, nel voler raggiungere traguardi che ci sembrano troppo faticosi per le nostre forze?

Noi possiamo obiettare: "Lui, però, Dio lo ha esaudito!". Sì, ma non liberandolo dalla morte di croce. Lo ha esaudito "per il suo pieno abbandono a lui", cioè perché ha accettato il Calvario. Per questo lo ha "glorificato". Per questo è diventato "causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono". Chi sono quelli che gli obbediscono? Sono tutti coloro che, pur chiedendo con "forti grida e lacrime" di essere salvati da "quest'ora", "quest'ora" la accettano, senza ricorrere, alle raccomandazioni, alle mazzette, alla corruzione.

"Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto". Chi conosce una proposta diversa, più attuale e più efficace di questa si faccia avanti.

Letture del giorno

Ger 31,31-34; Sal 50; Eb 5,7-9; Gv 12,20-33;

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