Nella fede non esistono stranieri

XX Domenica del Tempo Ordinario - Anno A - 2020

Tutto ciò che nega ad altri la figliolanza di Dio è un demone che tormenta l'umanità.

Il vangelo di questa domenica, che cade proprio a ridosso dell'Assunta, va letto con attenzione perché i particolari del racconto, prendendo il sopravvento sul messaggio, potrebbero lasciare la sensazione sgradevole di un Gesù "antipatico", praticamente maleducato, molto diverso da come siamo abituati ed è giusto pensarlo. Vediamo!
Una donna "cananea", straniera, e per giunta appartenente a un popolo rimasto sempre fiero nemico degli ebrei arrivati dall'Egitto, perciò guardato con disprezzo («Stirpe di Canaan e non di Giuda», dice Daniele al vecchio invaghito di Susanna: Dn 13,56), segue Gesù, gridando: «"Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio". Ma egli non le rivolse neppure una parola». Lo fa con tanta insistenza e clamore che i discepoli "implorano": «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Macché! Invece di esaudirla, risponde ai discepoli in modo stranissimo, che sembra contraddire altre sue affermazioni: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». Ma come? Non hai sempre rimproverato scribi e farisei perché si ritengono l'unico popolo di Dio? E quella donna che implora... Neppure una parola... Se questa non è maleducazione...

In effetti, con la nostra sensibilità e con la nostra cultura il comportamento di Gesù è sorprendente. Invece, collocato nel suo contesto storico, è da pio ebreo rispettoso della legge. Infatti una donna straniera non poteva rivolgersi pubblicamente a un uomo giudeo, e viceversa (Ricordiamo la samaritana: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?», Gv 4,9). I suoi discepoli lo sanno, perciò dovrebbero ammirarlo, invece lo esortano ad ascoltarla. Ma che bravi! Niente affatto, perché a loro non interessa la sofferenza della poverina, ma liberarsi del fastidio che lei sta provocando. Come prima della moltiplicazione dei pani e dei pesci: "Lasciali andare a procurarsi da mangiare!"; "Falla smettere di importunarci!".

È il nostro punto debole: farci carico degli altri. Per questo motivo, Gesù che avrebbe potuto rifare loro una predica che chissà quante volte aveva fatto senza riuscire a convincerli, lascia la risposta alla donna: «Signore, aiutami!». «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Cioè, nessuno è escluso dall'amore di Dio. Davanti a lui non contano nazionalità, razza, sesso, censo... ma riconoscersi suoi figli. Allora, la donna non è più straniera ma figlia. Perciò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri».

Gli apostoli capirono la lezione? Ce ne misero di tempo. Probabilmente proprio la consapevolezza della difficoltà di comprendere il suo messaggio convinse Gesù ad agire come gli antichi profeti, soprattutto Geremia, a ricorrere cioè a una scenata impossibile da dimenticare. Come fece altre volte: la maledizione contro il fico che non porta frutti quando non è la stagione dei frutti (Mc 11,12-14; 20,24); la guarigione rubata dalla donna con perdite di sangue della quale Gesù si rende conto per aver sentito «una forza uscita da lui» (Mc 5,25-34).

E noi l'abbiamo capito che la sua casa, come afferma il profeta Isaia, è «casa di preghiera per tutti i popoli»? Ci piacerebbe rispondere di sì, ma se guardiamo come vanno le cose... Eravamo convinti che il contrasto bianchi e neri fosse superato. Invece è ancora in grado di sconvolgere gli Stati Uniti d'America e mezzo mondo. Ci piacerebbe che il problema dell'emigrazione fosse risolto con saggezza e lungimiranza. Invece... È difficile perfino convincere i ragazzi a non sfidare il Coronavirus per non mettere a rischio genitori e nonni...

Cosa possiamo fare? Non stancarci mai di gridare a Gesù di liberare l'umanità dal "demonio", che, con forme continuamente diverse (razzismo, discriminazione, ingiustizia, sfruttamento... ) la tormenta con la tentazione dei muri tra figli di Dio; e fare tutto quello che possiamo perché la nostra casa (la nostra vita) sia per quanto possibile casa di preghiera per tutti, come quella di Dio.

Letture del giorno

Is 56,1.6-7; Sal 66 (67); Rm 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28

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