Non seguiamo la stella a mani vuote

Epifania del Signore - Anno B - 2015

Il racconto dei Magi, di questi personaggi capaci di vedere il nuovo che spunta e di mettersi in cammino per scoprirlo e seguirlo, è straordinario. Il loro viaggio rappresenta ciò che deve essere la nostra vita: una ricerca continua del nuovo di Dio, che fa sempre cose nuove. 

Non per nulla, i tre saggi hanno ispirato e continuano a ispirare artisti, poeti e cineasti. Facciamo in modo che essi non lascino indifferenti noi. Seguiamoli perciò, ma non a mani vuote, perché anche i loro doni sono una meditazione e un impegno.

Portiamo l'oro
L'oro è per noi una fede ripulita da tutte le pesantezze del "si è fatto sempre così", dalle convenzioni che hanno troppe volte sostituito le convinzioni. Dobbiamo riconoscerlo, anche se ci costa fatica: troppi cristiani adulti non sono adulti nella fede, perché non conoscono la parola di Dio se non da quelle poche cose che ricordano dal catechismo della prima comunione, e dalle prediche della domenica.

Oggi, invece, c'è bisogno di una fede forte, nutrita da convinzioni robuste capaci di confrontarsi con i problemi e le situazioni inedite che la vita ci pone davanti.

L'oro è anche una Chiesa – non pensiamo soltanto al Vaticano, ma alla nostra comunità, e a ognuno di noi – che non sta ferma come i sacerdoti e gli scribi, immobili nelle loro conoscenze libresche, ma che esce e si rimette in cammino verso le "periferie", dove la luce della stella aspetta di essere rivelata. Queste "periferie" possono essere presenti anche dentro di noi.

Portiamo l'incenso
L'incenso è una sostanza che dimostra la sua utilità quando, bruciato, espande il suo profumo. Finché sta chiuso nella scatola non serve granché. Così è della fede. Finché sta chiusa dentro le persone, o nelle chiese, serve a poco. Il Signore ce la dona per rendere manifesta a tutti la sua gloria che vince la tenebra che ricopre la terra, e dirada la nebbia fitta che avvolge i popoli.

Compito della Chiesa e dei cristiani "Magi" è quello di rendere manifesto il disegno di Dio: le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e a essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Queste "genti" sono le periferie verso le quali uscire, anche in quelle che vivono accanto a noi: i nostri ragazzi, i nostri giovani, i nostri colleghi di lavoro, i nostri amici. Dobbiamo recuperare la capacità di turbare Erode e con lui tutta Gerusalemme. E se questo ci procurerà qualche ferita, ricorderemo che la Chiesa (e ogni cristiano) è "come un ospedale da campo dopo la battaglia".

Per troppa gente, grazie alla nostra non testimonianza, la fede in Gesù è un pezzo di antiquariato, buona tutt'al più, per arricchire i musei e potenziare il turismo, ma incapace di rispondere ai desideri, ai problemi, alle aspirazioni degli uomini e delle donne di oggi.

Portiamo la mirra.

La mirra era un profumo forte, dal sapore acre, inebriante. I padri della chiesa l'hanno considerata simbolo della passione. Noi possiamo intenderla proprio come la fatica non facile di rinnovare la nostra fede, per farla diventare oro che impreziosisce la nostra vita, incenso che la rende capace di spandere il suo profumo, mirra, che la fa essere coraggiosa e pronta a portare la testimonianza in modo limpido ed efficace anche tra le persone che appaiono meno disposte ad accoglierla, e nei luoghi dove Erode, con la sua sempre numerosa e variegata compagnia, non è disposto a far brillare la gloria del Signore, ma vorrebbe spegnerla per manovrare indisturbati nelle tenebre e nella nebbia fitta.

Letture del giorno

Is 60.1-6; Sal 71; Ef 3,2-3a.5-6; Mt 2,1-12

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