Ospiti e collaboratori nella tenda di Dio

V Domenica di Pasqua - Anno C - 2022

Il cielo e la terra nuovi sono già tra noi.

Il libro dell’Apocalisse annuncia «un cielo nuovo e una terra nuova», sui quali scende dal cielo una «città santa, la Gerusalemme nuova», presentata da una voce potente: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». Con questo annuncio solenne la parola di Dio, sempre diversa dalle aspettative umane, corrisponde una volta tanto con i nostri desideri e le nostre aspirazioni. Chi non vorrebbe, infatti, vivere in questi “cielo e terra nuovi”, in questa “tenda", fianco a fianco con Dio che asciuga le lacrime dagli occhi, e cancella la morte, i lutti, i lamenti, gli affanni?
Purtroppo, però – sospiriamo – questa città meravigliosa non "è", ma “sarà”. Magari questa città ci aprisse la sua porta adesso. Magari questa “tenda” fosse disponibile quaggiù, dove la morte è sempre in agguato; dove lutti, affanni e lamenti sono pane quotidiano; dove le lacrime abbondano senza nessuno che le asciughi. Magari! Invece è per dopo (almeno lo speriamo…) quando tutte le lacrime saranno state versate, senza essere state asciugate.

La tenda di Dio è già tra noi 

Anche se è difficile crederci, come per ogni contenuto di fede, questa tenda di Dio non è per dopo, quando la terra di prima (la nostra!) sarà scomparsa, ma è già piantata in mezzo a noi. Il libro dell’Apocalisse non fa profezie alla Nostradamus, svela quello che i nostri occhi fanno fatica a vedere, a sentire, a toccare. Che la tenda di Dio è già qui lo assicura lo stesso autore del libro sacro, l’evangelista Giovanni, che nel prologo del suo vangelo scrive: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1, 14).

Questa «tenda di Dio con gli uomini» è Gesù

La voce potente che la annuncia è la stessa dell’angelo che, avvertiti i pastori, con «la moltitudine dell'esercito celeste» loda Dio, dicendo: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,8-14).
E non può che essere così, perché la fede non è un salvadanaio, un deposito bancario, da presentare a San Pietro per entrare nella “città nuova” e nella “tenda di Dio con gli uomini”, ma è vivere questa cittadinanza nella tenda di Dio, collaborando con lui, per quello che possiamo, ad asciugare ogni lacrima, a contrastare la morte, i lutti, i lamenti, gli affanni.
Dopo il brano che la liturgia ci fa ascoltare, l’autore descrive le caratteristiche di questa città. Essa «non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello… Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, perché non vi sarà più notte» (Ap 21,23-25). Vivere in questa città, dentro questa tenda, vuol dire diventare una scintilla, magari piccolissima, della luce di Dio che la illumina contro la notte e il suo corteo di lutti e lamenti.
È bellissimo vivere la fede come ospiti di Dio nella sua tenda.

Requisiti per la cittadinanza

Per vivere in questa città a pieno titolo, per essere ospiti della tenda non da clandestini, c’è un’unica condizione: accettare e praticare il “comandamento nuovo”. «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Anche accettare questo “unico” comandamento non è facile, perché è necessario vincere la sensazione che esso sia una inefficace bella frase: “Non ha mai risolto niente. Non vedi quello che succede nella pratica? Altro che amore, ci vogliono le armi!”. Non è così. Se ci lasciamo togliere il velo dagli occhi, la storia e la realtà dimostrano che senza l’accettazione di questo comandamento si finisce sempre nelle tenebre dove non arriva la luce di Dio; dove la morte, i lutti, gli affanni, i lamenti diventano macigni e le lacrime torrenti.

Non risolve?

Quando non risolve è perché lo si predica, ma non lo si pratica. Oppure perché quello che abbiamo predicato e praticato non era “nuovo”, cioè non era quello di Gesù: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Non abbiamo amato come lui. Il suo è amore gratuito, non aspetta riscontri, non sceglie i destinatari, non passa mai oltre, porge l’altra guancia, perdona anche i crocifissori.
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!», sta annunciando anche adesso la voce potente. Ascoltiamola! È arduo, ma bello vivere la fede come ospiti e collaboratori di Dio.

Letture del giorno

At 14,21b-27; Sal 144 (145); Ap 21,1-5a; Gv 13,31-33a.34-35

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