Ossa e carne del Re crocifisso

Solennità di Cristo Re - Anno C - 2016

La domenica di Cristo Re ci propone la "regalità rovesciata" di Gesù, contrassegnata dal primato del servizio, della cura dell'altro fino al dono della vita e contrapposta alla mentalità dominatrice di questo mondo.

La chiusura dell'anno liturgico con la celebrazione di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo potrebbe far pensare alle manifestazioni solenni con le quali le monarchie del passato (o quelle piuttosto screditate che ancora resistono) incoronavano il re, o ne celebravano la ricorrenza. Lo spirito della celebrazione liturgica, invece, non poteva essere più diverso. Essa ci propone un uomo inchiodato sulla croce, con sopra la testa la scritta: "costui è il re dei Giudei", e sotto di lui il popolo che sta a guardare, i capi che cantano vittoria, perché finalmente sono riusciti a fermarlo: "Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto", e i soldati che, convinti di essersi trovati tra le mani un povero illuso, lo scherniscono: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso".

Cosa c'è da celebrare in questo re così malridotto e malconcio?
C'è l'abisso tra il modo di concepire la regalità (il potere) tra l'inchiodato sulla croce, e coloro che lo scherniscono là sotto. Per questi: "il popolo, i capi, i soldati", la regalità è dominare sugli altri, adoperando qualsiasi mezzo per riuscirci. Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti ci hanno ricordato il veleno, la cattiveria, la volgarità, le ingannevoli promesse, i voltafaccia, lo spreco di denaro utilizzati per arrivare a essere incoronati. Guardiamo anche a cosa si fa in casa nostra in questo ennesimo appuntamento elettorale.

Il re crocifisso cambia tutto.

Per lui il potere è chinarsi sui sudditi, prendersi cura di loro, non farsi servire ma servire, accettare nel proprio regno anche chi bussa all'ultimo momento: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso". Con il re alla Gesù cambia tutto. Ma dove? Ma quando? A guardare il mondo sembra che le cose vadano sempre come prima del re crocifisso. Il "popolo, i capi, i soldati" sono sempre gli stessi: s'inchinano a chi vince e scherniscono chi perde.

Apparentemente è così, ma in realtà il seme di questa "regalità rovesciata", gettato da Gesù nei solchi della storia, non può essere fermato. E' vero, i sudditi di questo re non conquistano quasi mai le prime pagine, ma se il mondo va avanti è perché essi sono molti di più di coloro che cercano il dominio. E quando qualche episodio di "regalità rovesciata" emerge dalle cronache del mondo, lascia tutti meravigliati a chiedersi quanto sarebbe bello il mondo se tutti accettassero la regalità del crocifisso.

A cosa serve allora celebrare Gesù Cristo Re dell'universo?
Serve a ricordarci l'impegno a diventare suoi sudditi, a essere, non solo per dichiarazione come facevano le tribù a Davide, ma realmente "sue ossa e suo sangue".

San Paolo, con parole che non finiremo mai di approfondire, afferma: "Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili". Essendo stati creati in lui, per quanto l'intervento del peccato possa averci danneggiato, siamo sue ossa e suo sangue. Ciò vuol dire che ciò che lui ha fatto e detto, anche se ci appare lontano e difficile, in realtà è ciò che il nostro cuore desidera ed è possibile realizzarlo.

Il senso della festa di Cristo Re al termine dell'anno liturgico allora è chiaro: verificare quanto siamo suoi sudditi, quando stiamo accanto a lui come il malfattore che lo riconosce re, e invece quanto di noi sta sotto la croce con il popolo, i capi, i soldati.

Se la verifica ci trova ancora troppo mescolati con questi ultimi, il nuovo anno liturgico ci offre l'opportunità e l'occasione per ricominciare a salire verso l'alto.

Letture del giorno

2 Sam 5,1-3; Sal 121; Col 12, 1-20; Lc 23,35-43

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