Parola e Eucaristia

Il ministero del lettore nella liturgia

Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione, ha affermato una fondamentale verità: che la Parola di Dio ha la stessa importanza dell'Eucaristia.

«La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli» (DV, n. 21). La Parola di Dio è venerabile quanto il corpo eucaristico di Cristo Gesù.

Ecco perché circondiamo di cura e venerazione anche i libri che contengono la Parola, l'Evangeliario e il Lezionario, come se fossero teche sacramentali della Parola. E come poniamo ogni cura e attenzione affinché nessun frammento di Gesù eucaristico cada per terra, così dovremmo aver altrettanta cura e attenzione che non cada a vuoto nessuna Parola di Dio o che divenga inefficace a causa della non idoneità di chi la proclama. San Girolamo sembra confermare la comparazione esistente tra Parola ed Eucaristia quando afferma: «Quanto a me, io ritengo che il Vangelo è il corpo del Cristo e che le sacre Scritture sono la dottrina. Quando il Signore dice di mangiare la sua carne e di bere il suo sangue, questo può certamente intendersi a proposito del mistero dell'Eucaristia. Nondimeno il suo vero corpo e il suo vero sangue sono anche la Parola delle Scritture e la sua dottrina» (HIERONYMUS, In Isaiam, Prologus, CCSL 63,1).

La Costituzione liturgica parla di due mense, ma di un solo atto di culto: «Le due parti che costituiscono in certo modo la Messa, cioè la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica, sono congiunte tra di loro così strettamente da formare un solo atto di culto» (SC, n. 56). Non senza ragione l'antifona di comunione riportata nel Messale è collegata con il Vangelo del giorno: la comunione eucaristica è strettamente legata alla Parola proclamata. «Nutrita spiritualmente all'una e all'altra mensa, la Chiesa da una parte si arricchisce nella dottrina e dall'altra si rafforza nella santità. Nella parola di Dio si annunzia la divina alleanza, mentre nell'Eucaristia si ripropone l'alleanza stessa, nuova ed eterna. Lì la storia della salvezza viene rievocata nel suono delle parole, qui la stessa storia viene ripresentata nei segni sacramentali della liturgia. Si deve quindi sempre tener presente che la parola di Dio, dalla Chiesa letta e annunziata nella liturgia, porta in qualche modo, come al suo stesso fine, al sacrificio dell'alleanza e al convito della grazia, cioè all'Eucaristia. Pertanto la celebrazione della Messa, nella quale si ascolta la Parola e si offre e si riceve l'Eucaristia, costituisce un unico atto del culto divino, con il quale si offre a Dio il sacrificio di lode e si comunica all'uomo la pienezza della redenzione» (OLM, n. 10).

Beato chi legge

2bace273 719f 420b a2f1 e7fd9de5b770 pPer quanto concerne la proclamazione della Parola di Dio, vogliamo ricordare i cambiamenti avvenuti in meglio nella liturgia post-conciliare rispetto a quella preconciliare.

Prima del Concilio Vaticano II tutte le letture spettavano di diritto al celebrante il quale, anche nel caso di una Messa solenne in cui l'epistola era affidata al suddiacono e il Vangelo al diacono, era tenuto a reduplicare entrambe le letture sottovoce. Allora, infatti, il sacerdote era sempre in piedi, sempre all'altare, sempre intento a fare qualcosa. Ora, invece, il celebrante ha imparato anche a sedersi durante la proclamazione della Parola, per ascoltare. È infatti il lettore, nell'esercizio del suo ministero, il segno visibile su cui devono convergere gli occhi e gli orecchi dell'intera assemblea. Questo è un passo di maturità da parte della Chiesa. Ma accanto a questa constatazione, globalmente positiva, non possiamo fare a meno di rilevare un tratto debole nella pratica della liturgia rinnovata, che consiste nella frequente non idoneità di coloro che di fatto svolgono l'ufficio di lettore, spesso improvvisatori non formati all'esercizio di tale ministero.

Come nel passato, anche oggi la Parola giunge attraverso la mediazione di chi se ne fa servitore. Per diventare efficace e giungere agli orecchi del popolo radunato, ha bisogno di una voce che la faccia risuonare. Per essere Parola viva, al pari di ogni altra parola, anche la Parola di Dio ha bisogno di qualcuno che la pronunci e di qualcuno che l'ascolti. Questa duplice irrinunciabile esigenza è ben riassunta nella beatitudine con cui esordisce l'autore dell'Apocalisse: «Beato colui che legge e beati quelli che ascoltano le parole di questa profezia e osservano le cose che vi sono scritte» (Ap 1,3).

Brano tratto dall'articolo: La Parola di Dio nella Liturgia, di Emmanuela Viviano, in: La Vita in Cristo e nella Chiesa, mensile di formazione liturgica e informazione, N. 9, agosto-settembre 2016.

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