Parole buone e frutti di bene

VIII domenica del Tempo Ordinario - Anno C - 2022

Le parole rivelano la bontà o meno dei pensieri, dei sentimenti, dei comportamenti.

Non pochi sono perplessi per l’insistenza con cui Papa Francesco condanna le “chiacchiere”, arrivando a dire: «Per favore, fratelli e sorelle, facciamo uno sforzo per non chiacchierare. Il chiacchiericcio è una peste più brutta del Covid!». Come mai questa insistenza? Perché, invece di ricorrere alla correzione fraterna (Mt 18,15): «quando noi vediamo uno sbaglio, un difetto, una scivolata, in quel fratello o quella sorella, di solito la prima cosa che facciamo è andare a raccontarlo agli altri, a chiacchierare. E le chiacchiere chiudono il cuore alla comunità, chiudono l’unità della Chiesa». Così come chiudono la pace nelle famiglie, nei condomini, nei gruppi, nelle comunità. Dovunque.

La condanna delle parole vuote e cattive del Papa è la stessa della Bibbia. Sentenzia il Siracide: «Il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela i pensieri del cuore. Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini». Ancora più deciso è Gesù che offre la motivazione: «Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda». Per questo l’apostolo Giacomo arriva ad affermare: «Se qualcuno ritiene di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana» (Gc 1,26), e San Paolo raccomanda: «Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un'opportuna edificazione, giovando a quelli che ascoltano» (Ef 4,29).

Parole cattive e parole buone

Quali son le parole cattive? Non limitiamoci alle “parolacce” contro le quali siamo messi in guardia fin da piccoli: “Non dire le parolacce”. Queste, che spesso non esprimono lucidamente e consapevolmente malanimo, odio, mancanza di rispetto verso le persone, verso Dio, la Madonna, i santi, i defunti…, ma derivano da cattiva educazione e mancanza di autocontrollo, sono comunque “cattive”, perché rendono la vita sociale rozza e disattenta alla sensibilità altrui. Purtroppo queste “parolacce” sono sempre più “sdoganate” dalla TV e dai social: i comici – e le “comiche” - non sanno più far ridere senza ricorrere a volgarità; gli sportivi e i loro allenatori non si fanno problema ad andare giù pesante; i politici ne fanno addirittura uno strumento di propaganda. “Che male c’è?”, si difendono i “parolacce facili”. Chi non cura le parole non cura nemmeno i sentimenti, che, lasciati allo stato brado, producono – per dirla alla papa Francesco – un inquinamento più pericoloso di quello ambientale. «La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda», afferma Gesù. Essere attenti al linguaggio significa far sì che il cuore sovrabbondi di sentimenti rispettosi verso se stessi e verso gli altri.

La pagliuzza e la trave

Le parole cattive e distruttive veramente micidiali, però, sono quelle che nascono dalla volontà consapevole di cercare la pagliuzza che è nell’occhio del fratello senza tenere conto della trave che è nel proprio, per approfittarne, per prevalere e per trarne vantaggio.
In questi giorni stiamo tutti in apprensione per quello che sta accadendo tra Russia, Stati Uniti d’America ed Europa, pregando perché cessi questa pazzia di scatenare una tragedia impensabile. Non c’è un esempio più eloquente e drammatico di pagliuzze cercate e travi negate, perché le due parti non si guardano ma si spiano per addossarsi le colpe e per prevalere. «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?», si chiede Gesù. Papa Francesco commenterebbe – e noi con lui -: “Trascinando tutti e tutto”. Preghiamo come chiede il Papa affinché i grandi capi evitino disastri, però non dimentichiamo che i danni del vedere la pagliuzza nell’occhio degli altri e non la trave nella nostra, sono in proporzione gli stessi che si verificano nelle famiglie, nei palazzi, nei posti di lavoro, nelle parrocchie. Dovunque. E lì non ci son Putin e Jo Biden, ma noi, e siamo noi chiamati a produrre frutti buoni, e a tirare fuori il bene dal buon tesoro del nostro cuore.

Letture del giorno

Sir 27,5-8, (NV) [gr. 27,4-7]; Sal 91 (92); 1Cor 15,54-58; Lc 6,39-45

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