L’Epifania si porti via una fede stanca e spenta.
«Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese». Questa astuzia dei Magi per evitare le crudeli intenzioni del re Erode sembrerebbe un semplice elemento narrativo per chiudere il racconto. Non è così. Nel leggerlo o nell’ascoltarlo suggerisce qualcosa di più profondo, perché i “Magi venuti da oriente”, hanno un fascino misterioso che stimola la fantasia e la riflessione, come tutto ciò che non si chiude, che lascia spazio a una conclusione scritta da te. Una prova che questo viaggio dei Magi a Betlemme, partenza e ritorno, è diventato un simbolo che supera il messaggio religioso è l’incanto che suscita nei bambini, ma anche negli adulti, credenti o no. Si pensi alle innumerevoli e ingenue rappresentazioni dei ragazzi e a quelle maestose degli adulti: l’arrivo di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre in Piazza San Pietro a Roma, in Piazza del Duomo a Milano, dove sono addirittura custoditi orgogliosamente alcuni frammenti delle reliquie, lasciate da Federico Barbarossa, che portò via il tutto come bottino di guerra in Germania, a Colonia; dove Papa Benedetto XVI chiuse nel 2005 la GMG di Colonia, invitando i giovani a seguire i Magi «venuti per adorarlo», e a tornare al proprio paese «per un’altra strada».
Anche noi, che seguendo la stella abbiamo vissuto il viaggio dei Magi a Betlemme «per adorarlo», per dare maggiore profondità e freschezza alla fede nei giorni feriali e negli impegni quotidiani, dobbiamo tornare a casa per «un’altra strada» per evitare Erode: quello dell’abitudine, del continuare a fare quello che abbiamo fatto sempre. Dobbiamo ritrovare la stella - anche oggi come allora e forse anche di più «la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli» -, per provare anche noi la “gioia grandissima” della rinnovata consapevolezza delle nostre scelte.
Dobbiamo evitare anche noi «i capi dei sacerdoti e degli scribi del popolo», cioè una fede esteriore e di facciata, il nostro più pericoloso rischio e la nostra più insidiosa tentazione. Attenti! Non pensiamo a Papa, vescovi, e preti, ma «ai capi dei sacerdoti e gli scribi» che sono dentro di noi se sappiamo tutto di Gesù ma non ci spostiamo di un millimetro dalla nostra fede fiacca e altalenante.
Dobbiamo avere l'intelligenza per capire che nel cielo di Dio c’è sempre una stella che ci chiama a incontrare il Signore in modo autentico e profondo. Dobbiamo avere il coraggio di lasciare quello che già conosciamo, quello a cui ci siamo abituati, quello che ci dà la sensazione di stare al sicuro, per cercare ciò che è nuovo. Perché la stella del Signore è sempre più in là di dove siamo arrivati, e nel cielo di oggi, una cappa di conformismo, dobbiamo saper andare oltre quello che va di moda.
Quella che ci fa scoprire la sua “stella” nel cielo del quotidiano; che ci dà la volontà di seguirla senza scoraggiarci quando sembra spegnersi; che ci fa provare «gioia grandissima» nel ritrovarla.
È difficile vederla, perché è necessario saper guardare al di sopra e al di là di ciò che appare.
È difficile seguirla perché non mancano mai, dentro e fuori di noi “capi dei sacerdoti e scribi del popolo” che non sentono l’esigenza di cambiare, e gli “Erode” che vogliono eliminare la fede come roba vecchia.
È difficile ritrovarla perché sono tante le luci che possono apparire più luminose.
Ma nessuna gioia è paragonabile a quella che ci viene donata nel trovare il Bambino, e aprire i nostri scrigni per offrigli oro: una fede bella e senza ruggine; incenso: una fede che diffonde il suo profumo; mirra: una fede che non teme le prove della testimonianza.