Più buoni a Natale più buoni sempre

III Domenica di Avvento - Gaudete - Anno C - 2021

L'esagerazione festaiola non toglie la gioia per il Signore che è tra noi.

La festa di Natale è particolare, unica, perché evoca non soltanto nei cristiani e nei credenti, ma in tutti, beni universalmente desiderati, cercati, e mai del tutto conquistati: la pace, la bontà, l'accoglienza, la bellezza, la luce, l'amicizia... Essa disturba i "sapienti" e i cristiani chic, che la criticano e la contestano con l'ironia e il sarcasmo, o perché è un trionfo del consumismo, o perché è in contrasto con la povertà della nascita di Gesù; o perché in quanto festa cristiana esclude i credenti di altre religioni. Quest'ultima motivazione ha trovato quest'anno un alleato potente nella richiesta dell'Unione Europea di cancellare il nome del Natale anche dagli auguri. Ai burocrati di Bruxelles ha risposto papa Francesco nel ritorno in aereo dalla Grecia. Alla domanda di un giornalista: "Cosa pensa del documento sull'Europa che suggeriva ai funzionari della Commissione europea di non utilizzare la parola Natale perché divisiva e di optare invece per un termine neutro?". Ha risposto: «È un anacronismo. Nella storia tante dittature hanno cercato di fare così... Napoleone, la dittatura nazista, quella comunista... è una moda di una laicità annacquata, acqua distillata, ma è una cosa che non ha funzionato nella storia». E non funzionerà.

Più sottili le obiezioni di coloro che criticano il Natale, in quanto massima espressione di posticcia bontà: "a Natale bisogna essere più buoni". Altra "acqua distillata" direbbe papa Francesco. Infatti, se anche fosse vero che cattivi tutto l'anno, a Natale, sospinti da "fascino" di presepi, alberi, luminarie, canzoni, cene con parenti e amici... ci si impegna essere più buoni, che male ci sarebbe? È che a non pochi cristiani sembra impossibile abbinare la fede alla gioia, di conseguenza il cristiano deve essere sempre austero, ombroso e melanconico. Dispiace per essi, ma Paolo, austero per carattere e per fede, non la pensava così e raccomandava ai cristiani: «Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!».
Si dirà: "L'apostolo intendeva la gioia spirituale!". Se la gioia è autentica coinvolge tutta la persona. Dio non ci ha fatto a settori: il corpo qua e l'anima là, ma un unicum: "anima e corpo". Certamente questa letizia e questa amabilità non le si acquista su Amazon, ma con le scelte e la pratica indicate da Giovanni Battista alle folle, ai pubblicani, ai soldati che andavano a interrogarlo. Ascoltiamolo.

Alle folle rispondeva: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Cioè: condivisione. Una risposta valida oggi più che mai. La pandemia ha dato e continua a darci una dura e severa lezione sulle conseguenze della sua assenza.
Ai pubblicani consigliava: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Cioè: sobrietà, rifiuto dell'accaparramento e della ricchezza come fine e non come mezzo.
Ai soldati comandava: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Cioè: giustizia, rispetto dei diritti degli altri, rifiuto della violenza di qualsiasi natura e con qualsiasi mezzo.

È vero, il contorno festaiolo natalizio non è precisamente ciò che il Battista raccomanda e il Natale di Gesù richiede, ma questo contrasto facciamolo diventare occasione di riflessione. Dobbiamo accogliere scintille di bene da qualsiasi parte arrivino. I giorni, come al tempo di Sofonia – e come sempre – sono difficili, e anche per noi è più che mai opportuna, attuale e incoraggiante l'esortazione del profeta: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia».

Il Natale, anche con le sue esagerazioni festose, ci ricorda che Dio è venuto tra noi e rimane accanto a noi, anche a chi non lo conosce, anche a chi lo rifiuta, anche chi lo festeggia in modo inadeguato. Come si fa a non esserne lieti, magari anche esagerando un po'?

Letture del giorno

Sof 3,14-17; Is 12,2-6; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18

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