Quando non riusciamo a contare le stelle

II Domenica di Quaresima - Anno C - 2016

Nella seconda tappa del cammino quaresimale, la parola di Dio ci stimola a rafforzare la nostra volontà di vincere "ogni tentazione" (quelle di Gesù nel deserto) con tre forti inviti a lasciare "la nostra terra", la nostra cittadinanza terrena (ciò che ci sembra comprensibile, ovvio, facile, alla nostra portata), per camminare verso un'altra terra, verso un'altra cittadinanza non qui, ma "nei cieli".

Abramo

Abramo ha lasciato i suoi ricchi e prosperosi pascoli sulla promessa di un'altra terra che gli sarebbe stata indicata, e di un figlio che umanamente non poteva avere. Ma gli anni passano e lui sta girovagando senza nessuna avvisaglia della terra e del figlio, tanto che il patriarca è ormai rassegnato lasciare la sua eredità a un domestico. Il Signore, allora, una notte, forse mentre l'uomo sta cedendo alla sua delusione, lo conduce fuori dalla tenda e lo sfida: "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle". Abramo comprende. Non riesce a contare le stelle, ma ci sono e hanno un numero. La terra e il figlio promessi non li vede, ma se Dio gli dice che ci sono, ci sono. Allora Abramo, anche se chiede la garanzia di un patto, si rimette in cammino verso la terra e il figlio promessi.

Filippesi

Filippi è una città potente e ricca, per i benefici ottenuti dai romani dopo la vittoria di Ottaviano e Antonio su Cassio e Bruto, gli uccisori di Cesare. I filippesi sono ricchi e orgogliosi dei loro privilegi, soprattutto della cittadinanza romana, con i grandi vantaggi che comportava. Questa situazione li espone alla tentazione di vivere come i "nemici della croce di Cristo" che hanno "il ventre" come loro Dio. Paolo li esorta a uscire da questa mentalità, cercando di convincerli che "la nostra cittadinanza è nei cieli". E' lì la nostra salvezza non in quella romana. Passaggio non facile. Però, l'apostolo in questa città radunò una comunità piena di affetto e riconoscenza, pronta ad aiutarlo, anche finanziariamente, nel momento del bisogno.

Gli apostoli

Gesù stava dirigendosi verso Gerusalemme, annunciando ai Dodici che sarebbe stato catturato e ucciso. I suoi amici non volevano nemmeno pensare che la loro avventura con il Maestro sarebbe potuta finire così. Gesù, che ben conosceva la difficoltà di questo percorso, che richiedeva anche a lui tutta la forza della sua volontà umana, mostrò a tre dei suoi discepoli dove avrebbe portato l'apparente fallimento: "mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante". E, accanto a lui, due uomini che, essendo stai capaci di seguire il percorso di Dio, ora erano nella "gloria".

Noi

Anche noi, come Abramo, come i filippesi, come gli apostoli - molto più di loro, considerata la nostra piccolezza – conosciamo la difficoltà di lasciare la nostra terra, la nostra cittadinanza terrena, la conclusione indesiderata dei nostri progetti. Anche noi, facciamo fatica ad accettare i tempi di Dio. Anche noi siamo tentati dalla concretezza dei beni della cittadinanza terrena. Anche noi abbiamo timore del fallimento dei nostri desideri. Ad Abramo Dio ha offerto un patto. Ai filippesi Paolo ha proposto il suo esempio. Agli apostoli Gesù ha concesso il lampo di gloria sul monte. E noi?

Noi dove possiamo trovare sostegno, quando non riusciamo a contare le stelle?

Noi abbiamo molto di più di Abramo, dei filippesi, degli apostoli. Abbiamo la risurrezione di Gesù, che ci appare, con luce più o meno sfolgorante, in coloro che hanno la forza di testimoniare la fede nella cittadinanza dei cieli. Quando non vediamo questo sostegno, abbiamo uno strumento infallibile per averlo: offrirlo noi. Perché: "Date e vi sarà dato" (Lc 6,38).

Letture del giorno

Gen 15,5-12.17-18; Sal 26; Fil 3,17-4,1; Lc 9, 28b-36

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