Questa vita diventa vita per sempre

XXXII Domenica del tempo Ordinario - Anno C - 2016

In questa XXXII domenica del tempo ordinario Gesù invita a diventare "figli della risurrezione", impegnati a preparare all'eternità la loro vita di ogni giorno.

"Quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito". La risposta di Gesù alla beffarda storiella dei sadducei potrebbe indurci a temere che, una volta entrati nella vita eterna, tutti i rapporti vissuti in questa vita siano azzerati, così che genitori, figli, compagni di viaggio siano completamente allontanati da noi. Se così fosse, sarebbe angosciante, perché la risurrezione cancellerebbe ogni legame faticosamente costruito durante la vita terrena.

Per fortuna non è così. Se i risorti non prendono né moglie né marito, è perché, se sono stati sposati, rimangono sposati; se sono stati genitori, rimangono genitori; se sono stati compagni di viaggio e amici, rimangono compagni di viaggio e amici. Quindi coloro che hanno vissuto con noi, continuano a vivere con noi, e i vincoli di affetto, di condivisione, di collaborazione, di amicizia continuano, anche se in un'altra dimensione. Questo perché la vita eterna non è questa vita che entra in un'altra, ma questa vita che diventa "altra", per sempre.

La vita eterna non è un ricominciare da capo, riportando il chilometraggio a zero sulla porta del paradiso, ma il risultato dell'impegno vissuto ogni giorno a preparare questa nostra vita all'eternità, cioè a diventare figli di Dio in pienezza, lavorando incessantemente e instancabilmente a superare tutto ciò che ci rende incompatibili con Dio: tutto ciò che dentro di noi e intorno a noi sa di egoismo, di grettezza, di non amore.

Infatti, attenti bene, noi non crediamo semplicemente nella immortalità dell'anima, ma nella risurrezione della carne, cioè tutto ciò che il nostro corpo, animato dallo soffio di Dio, ci dona di sperimentare: affetti, gioie, sofferenze, speranze, fatiche... Gesù è risorto con la sua carne, con tutto ciò che la sua umanità gli ha permesso di sperimentare. In lui, noi risorgiamo come lui.

Questa è la stupenda novità e unicità del cristianesimo. I sadducei antichi e moderni, che pensano alla risurrezione come una fuga dalla vita concreta, commettono un errore madornale. Credere nella vita eterna non è vivere alla bene e meglio, sperando di trovare qualcosa nell'aldilà; né vivere questa vita a scartamento ridotto, ma vivere in pienezza, combattendo contro tutto ciò che dentro di noi e intorno a noi sa di egoismo, di grettezza, di non amore, perché portare la vita verso la figliolanza limpida e completa con Dio esige spendere tutte le energie a disposizione per una vita buona quaggiù. Lo dichiara Gesù ai sadducei, precisando che la vita eterna non è un regalo, perché c'è un giudizio: "quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti".

Ma è così importante diventare figli della risurrezione, tanto da dire come i fratelli Maccabei e la loro madre: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».

E' una decisione da prendere.
Ma c'è veramente qualcuno sulla terra, che non nelle discussioni accademiche, ma nel profondo del suo essere accetta che la sua vita finisca nel nulla? Chi decide per la risurrezione sa che il Signore Gesù conforta i nostri cuori e li conferma in ogni opera e parola di bene.

Letture del giorno

2 Mac 7,1-2.9-14; Sal 16; 2 Ts 2,16 - 3,5; Lc 20,27-38

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