Ridiamo la meraviglia al Vangelo

IV Domenica del Tempo Ordinario - Anno B - 2018

Perché questa mentalità tanto diffusa, non solo tra i giovani, che considera il Vangelo roba vecchia, sorpassata, mentre sulla bocca di Gesù meravigliava per la sua novità?

Siamo agli inizi della predicazione di Gesù nelle città che circondano il lago di Genesaret, chiamato orgogliosamente: Mare di Galilea. E' un territorio popoloso e vivace, perché oltre alle attività della pesca è vicino alla Strada del Mare, la via dei commerci dall'Egitto verso il Nord e verso l'Est. E' la" Galilea delle genti", dove si incontrano e si incrociano popolazioni di diversa fede, cultura e interessi. E' qui che Gesù ha scelto il suo campo di azione, trovando grande risonanza: "La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea"; e suscitando interrogativi e meraviglia: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

Cosa avrà detto e fatto Gesù per suscitare tanto interesse?
Nient'altro di ciò che gli evangelisti, a cominciare da Marco, hanno tramandato: l'amore verso tutti, anche verso i nemici; il perdono sempre; la condanna della ricchezza disonesta; questa vita che continua dopo la morte... Esattamente quello che ripetiamo anche oggi nella catechesi, nella predicazione, nei convegni, nei documenti. Ma, allora, perché, oggi, questo messaggio non suscita nessuna meraviglia? Perché non sa novità, ma, al contrario, viene catalogato tra le cose vecchie, da consegnare alla storia e ai musei?

La risposta sta in quel "dato con autorità". Cosa significa? Gli esperti di Bibbia lo spiegano, dicendo che mentre gli scribi poggiavano l'autorevolezza del loro insegnamento, riferendosi a scribi precedenti e conosciuti, Gesù basava la forza sull'evidenza della verità e della bontà di ciò che diceva, senza citazioni e riferimenti. Ma la spiegazione è più facile: l'autorità gli veniva dalla mancanza di contraddizione tra ciò che predicava e ciò faceva, il vizio che egli rimproverava agli scribi: "Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito" (Mt 23,4). Affermava che nessuno davanti a Dio è impuro? Si faceva toccare dai lebbrosi e li guariva. Predicava che Dio perdona i peccatori? Andava a pranzo con i peccatori. Prima l'uomo e poi il sabato? Guariva di sabato. La morte non è la fine di tutto? Richiamava alla vita i morti.

Oggi il vangelo non suscita più meraviglia, non appare più portatore di un messaggio nuovo mai sentito, perché non è dato con autorità, perché non lo mettiamo in pratica in modo convincente e spiazzante; perché dimenticando ciò che scriveva Ignazio di Antiochia, mentre andava a Roma a subire il martirio: "È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo. È cosa buona insegnare, se chi parla pratica ciò che insegna", ci accontentiamo troppo facilmente di dirci cristiani e troppo poco di esserlo. Se vogliamo ridare al vangelo la meraviglia per la sua novità, non abbiamo altra strada che quella di una pratica più trasparente e decisa, con meno parole e più fatti.

A Gesù, infatti, non serve la propaganda, soprattutto quella dello spirito impuro che lo riconosce: "Io so chi tu sei: il santo di Dio", ma vuole essere lasciato in pace: "Sei venuto a rovinarci?", cioè quella della fede che non disturba la vita, o che magari ne trae qualche vantaggio. Quanta gente sentiremo in questa campagna elettorale vantare la difesa dei valori del vangelo, sperando di ricavarne qualche voto?

Testimonianza data con autorità... Non pensiamo a cose troppo grandi di noi stessi, o a livelli troppo alti per noi, come rinnovare la Chiesa, cambiare il Vaticano..., ma agli ambienti che frequentiamo ogni giorno. E' questa la nostra "Galilea delle genti". E' qui che siamo chiamati a ridare la meraviglia al vangelo.

Dice: "E i miracoli? E gli spiriti impuri? Gesù poteva fare i miracoli e cacciare persino gli spiriti impuri. Queste cose mica sappiamo e possiamo farle?".

Mettere pace in famiglia, o nel condominio, combattere il carrierismo e l'ipocrisia nei luoghi del lavoro, portare nel proprio ambiente la simpatia e la solidarietà per i più poveri e deboli non sono miracoli? E cacciare l'odio, il rancore, l'ipocrisia, l'indifferenza... non è cacciare perfino gli spiriti impuri?

Letture del giorno

Dt 18,15-20; Sal 94; 1Cor 7,32-35; Mc 1,21-28

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