Un «alto monte» anche per noi

II Domenica di Quaresima - Anno A

Sul monte della Trasfigurazione, Gesù si manifesta nella sua gloria ai discepoli prima del cammino verso Gerusalemme e la croce. È un’esperienza di cielo che affascina e consola, ma che non trattiene: dalla montagna si deve scendere, per vivere la fede nella pianura del quotidiano, tra fatiche, prove e scelte difficili. Don Tonino Lasconi, nel suo commento al Vangelo, invita a riconoscere i “momenti di luce” che Dio regala anche oggi, per trovare forza, speranza e senso nel seguire Cristo ogni giorno.

La luce della fede nelle oscurità del quotidiano.

Sei giorni prima dell’episodio che in questa domenica il Vangelo ci racconta, Gesù aveva cominciato a «spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno». I discepoli erano rimasti sconcertati, tanto che Pietro, rimediando una dura risposta da Gesù, aveva esclamato: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Questa premessa è necessaria per comprendere il brano di oggi. Le tre tentazioni (il pane dalle pietre; la bramosia del potere; volere Dio a nostra disposizione) vinte da Gesù nel deserto sono furiosamente impegnate a seguirlo passo dopo passo con potenti alleati (anziani, capi dei sacerdoti, scribi) per prendersi la rivincita. E non c’è occasione migliore del cammino verso Gerusalemme dove a Gesù si sarebbero ripresentate in forma drammatica: «Se sei figlio di Dio, scendi dalla croce»; «Se possibile passi da me questo calice, ma sia fatta la tua volontà»; «Ha salvato gli altri, salvi se stesso!».

Il monte e la pianura

Per sostenere la sua scelta e per incoraggiare i discepoli a seguirlo, Gesù «fu trasfigurato» dal Padre, facendo brillare il suo volto come il sole; le sue vesti candide come la luce; la conversazione con Mosè ed Elia; la voce dalla nube luminosa che proclamava: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». Un momento di cielo che affascina Pietro, ma anche Giacomo e Giovanni, tanto da voler rimanere lassù per sempre: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».
E chi non lo avrebbe voluto? Invece bisognava scendere, perché, «l’alto monte» non è luogo per viverci, ma per dare senso alla vita, che si svolge invece nella pianura, tra contrarietà, fatiche, incoerenze, cadute, sofferenze.
Volere evitare la “pianura”, cioè rifugiarsi o cullarsi in una fede che sorvola sui problemi reali, che non incide sul quotidiano, che è soltanto pane dalle pietre, è la tentazione che la Quaresima invita a individuare, a controllare e a vincere con lucidità e decisione.

Soffrire per il Vangelo

È difficile! Lo è, lo è stato e lo sarà sempre. Per questo la parola di Dio ce lo ricorda con insistenza. Nella seconda lettura della messa, San Paolo, con un tono per lui inusuale, rivolge un invito quasi materno: «Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo»; la prima lettura ci ha proposto la testimonianza del simbolo della fede: Abramo che parte come gli aveva ordinato il Signore: «Vàttene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò»; e poi addirittura la voce del Padre che esorta a seguire il «figlio suo amato».

Difficile la fede! Certamente. Forse lo è ancora di più in questo nostro tempo, segnato da mutamenti velocissimi e fortissimi che hanno sconvolto abitudini e consuetudini immobili da secoli. Ed ecco che si insinua la tentazione di rimanere sull’alto monte. Non bisogna cedere. Ci conforta la certezza che anche per chi accoglie l’invito del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo», non mancheranno “momenti di cielo” in cui il volto di Gesù brillerà come il sole e le sue vesti saranno candite come la luce.

Un Alto Monte anche per noi
Gesù, tu vai Gerusalemme, incontro alla croce.
È dura per te. Il Padre ti dona un lampo di gloria
per confortarti e dare speranza ai tuoi amici.

Gesù, anche la nostra vita di fede è dura.
Vivere come te significa andare ogni giorno
a Gerusalemme, incontro alla croce.

Gesù, dona anche a noi, ogni tanto,
lampi di gloria e di speranza:
una iniziativa che va a buon fine,
un amico che ci si fa vicino,
un ostacolo che si toglie di mezzo,
una bella vittoria sulla nostra debolezza…

Gesù, non faremo la tenda lassù
dove il volto brilla come il sole
e le vesti diventano bianche come la luce.
Con il cuore rinfrancato torneremo giù nella valle
sulla strada per Gerusalemme,
per essere lampi di gloria e di speranza,
per quelli che ci vivono accanto,
per quelli che camminano con noi.
Cfr. Tonino Lasconi, Io con te per 365 + 1, Paoline.


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