Una cena straordinaria e impegnativa

II domenica del Tempo Ordinario - Anno A - 2023

Con Gesù il male del mondo può essere contrastato e vinto.

In questa domenica, la parola di Dio ci trattiene ancora sul fiume Giordano, dove il Battista presenta Gesù, proclamando: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!». La stessa presentazione viene fatta a noi tutte le volte che riceviamo la Comunione, quando, dopo la triplice invocazione all’Agnello di Dio ad avere pietà di noi e a donarci la pace, il celebrante annuncia: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello», con una formula rafforzata rispetto al precedente Messale, che proponeva: “Beati gli invitati alla cena del Signore”.

L'Agnello di Dio

È importante capire il significato dell’appellativo “Agnello di Dio”, per evitare di ripetere parole vuote. La definizione del Battista è originale, perché in altri brani della Bibbia non ha riscontri precisi, ma richiami: l’agnello condotto al macello di Isaia (53,7), il sangue dell’agnello asperso sulle porte degli ebrei nella notte di Pasqua (Es 12,21-28), l’agnello vincitore dell’apocalisse (Ap 6,16). Il suo significato e il suo messaggio scaturiscono, quindi, dall’insieme dei riferimenti: Gesù, caricando su di sé il peccato del mondo, ci libera dalla paura che il male sia vincente e invincibile, e ci dà la forza per sconfiggerlo, riconciliandoci con il Padre. Cenare con l’Agnello, con lui, significa accettare di partecipare alla sua opera di salvezza, testimoniando che il male lo si sconfigge con una vita illuminata e guidata dalla sua sequela.
Partecipare alla sua cena, dove le “portate” sono il suo corpo e il suo sangue, è perciò una professione di fede e una ricarica della stessa. Purtroppo, anche se soltanto il Signore può certificare o meno ciò che passa nel cuore, questa “professione di fede” non è facile da rilevare da come, spesso, la cena eucaristica viene celebrata. Non bisognerebbe mai dimenticare il severissimo monito di san Paolo: «Chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1Cor 11,29).

Il peccato e i peccati del mondo

Il Battista dichiara che l’Agnello di Dio avrebbe tolto “il peccato” del mondo («i peccati del mondo» nella versione liturgica). Ma cos’è il peccato del mondo, e cosa sono i peccati del mondo?
Il peccato del mondo è il rifiuto delle creature a vivere il mondo come il creatore lo ha pensato: un’unica famiglia, dove ogni fratello è il custode degli altri fratelli.
I peccati del mondo sono i pensieri, le parole, le opere, le omissioni, dai più micidiali - la guerra, lo spaccio della droga, il commercio delle armi, l’usura, l’inquinamento, il terrorismo, la violenza sui più deboli… - a quelli apparentemente meno dannosi - le invide, l’odio, le gelosie, il disinteresse per gli altri (papa Francesco aggiungerebbe le chiacchiere e il chiacchiericcio) - che snaturano e tradiscono gli intenti della sua opera creatrice.

Ma il male c’è ancora!

“Se l’Agnello di Dio ha tolto il peccato del mondo, come mai le cose continuano come prima che lo togliesse?”. Gesù non ci ha tolto la libertà di disobbedire a Dio. Se lo avesse fatto ci avrebbe privato di ciò che ci fa essere «a sua immagine e somiglianza». La sua cena ci dona la possibilità e la capacità di accogliere Dio come atto supremo di libertà.

Letture del giorno

Is 49,3.5-6; Sal 39 (40); 1 Cor 1,1-3; Gv 1,29-34

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