Una fede bella e amichevole

IV Domenica di Pasqua - Anno A

La quarta domenica di Pasqua e la Giornata Mondiale per le Vocazioni, voluta da Paolo VI, vedono la fede come dono gratuito e risposta personale alla chiamata di Dio. L’immagine evangelica del Buon Pastore rivela una fede “bella” e “amichevole”: non un dovere da compiere, ma una relazione viva con Cristo che chiama per nome e guida con amore. Seguendo il suo esempio, come testimoniano Carlo Acutis e papa Francesco, ogni credente scopre la vocazione come progetto d’amore capace di dare senso, gioia e pienezza alla vita.

Non un compito da svolgere ma un dono da accogliere.

In questa quarta domenica dopo Pasqua, ormai da sessantatré anni, per volontà di Paolo VI, si celebra la Giornata Mondiale per le Vocazioni. Voluta dal Papa per chiedere al Signore «operai per la sua messe», cioè vocazioni sacerdotali e religiose, è diventata la giornata per riproporre a tutti i credenti la fede come risposta alla chiamata del Signore, superando la concezione della vocazione come “esclusiva” dei sacerdoti e dei religiosi, con la consapevolezza che se non c’è una comunità che vive la fede come risposta a una chiamata, difficilmente ci sarà spazio per risposte sacerdotali e religiose. Papa Leone XIV, rafforzando decisamente questa presa di coscienza, ha intitolato il suo primo messaggio per la Giornata: La scoperta interiore del dono di Dio; cioè la vocazione come «un progetto d'amore divino, un dono gratuito che sboccia nel cuore, non un semplice "compito" da svolgere, ma un dono di grazia da coltivare». Questo messaggio trova una sintesi stupenda nell’immagine evangelica del Buon Pastore che «chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori» al pascolo.

Gesù il pastore bello

Tre parole: “Gesù buon pastore”, che al solo sentirle, evocano all’istante il pastore dell’evangelista Luca (Lc 15,4-6) che va in cerca della pecora smarrita, se la pone sulle spalle e pieno di gioia la riporta all’ovile, un’immagine bellissima e suggestiva, storicamente la prima raffigurazione di Gesù. Però il Buon Pastore che ci propone la liturgia di questa domenica è quello dell’evangelista Giovanni, che «chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce»; differenziandosi decisamente dai finti pastori «ladri e briganti» che non entrano nell’ovile per prendersi cura delle pecore, ma per sfruttarle a loro vantaggio. Contrasto tra pastori? No. Le immagini di Luca e di Giovanni non si contraddicono ma si completano, rendendo più profondo il messaggio: il pastore della pecora smarrita è “il dono di grazia”; quello di Giovanni è “il coltivarlo”, seguendo il Pastore non per eseguire un compito ma per una fede bella e amichevole.

Una fede bella? Sì!

Il Papa la chiama così scegliendo, e in qualche modo ufficializzando, la traduzione dell’aggettivo: “buono” con quella più precisa: “bello”. Scrive nel messaggio per la Giornata: «Pastore bello. L’espressione indica un pastore perfetto, autentico, esemplare, in quanto è pronto a dare la vita per le sue pecore, manifestando così l’amore di Dio. È il Pastore che affascina: chi lo guarda scopre che la vita è davvero bella se lo si segue… Solo chi si ferma, ascolta, prega e accoglie il suo sguardo può dire con fiducia: “Mi fido, con Lui la vita può essere davvero bella, voglio percorrere la via di questa bellezza”».
La fede non è un compito, perché i compiti da svolgere possono essere e sono quasi sempre pesanti e stancanti. La fede è un dono che ci è arrivato sacramentalmente con il Battesimo, ma in seguito con le situazioni, le persone, le testimonianze più varie e inaspettate, nelle quali abbiamo riconosciuto la voce del Pastore che ci chiamava a seguirlo.
È così la nostra fede? È un interrogativo che non ci ponevamo, perché abituati e assuefatti alla fede “compito”. Le cose hanno cominciato a cambiare - da non credere! - quando è iniziata a diminuire fin quasi a scomparire la “chiesa società” che faceva da traino, riportando la fede a scelta libera, responsabile, non facile ma bella. Com’è la fede bella? Conoscete Carlo Acutis? Quella è la fede bella.

Una fede amichevole? Sì!

Il pastore bello «chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori» su «pascoli erbosi e acque tranquille», al sicuro anche in una valle oscura. Non vuole un rapporto da padrone e servi, ma da amici, amichevole. Come dice il profeta Isaia: «fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto, e conduce dolcemente le pecore madri» (40, 11). Com’è la fede amichevole? Ricordate Papa Francesco che giusto un anno fa ci ha lasciato? Quella è la fede amichevole.


Condividi

una-fede-bella-e-amichevole.html

Articoli correlati

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per essere sempre aggiornato su iniziative e novità editoriali
Figlie di San Paolo © 2025 All Rights Reserved.
Powered by NOVA OPERA