Una fede che riprenda a correre

XX Domenica del Tempo Ordinario - Anno C - 2016

In questa XX domenica del tempo ordinario, siamo invitati a lasciardi accendere dal "fuoco" portato da Gesù, come hanno fatto tanti testimoni coraggiosi del passato di fronte a situazioni di contrasto e di presecuzione.

L'autore della Lettera agli Ebrei, un testo probabilmente scritto dopo una persecuzione appena terminata, prende spunto da coloro che avevano resistito, rimanendo saldi nella fede ("circondati da tale moltitudine di testimoni"), per esortare i cristiani a correre "con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù".

E' bellissimo questo paragone della fede come una corsa, molto caro anche a san Paolo (At 20,24: "Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa"; 2 Tm 4,7: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede"). Bellissimo, ed estremamente attuale e stimolante, perché questa concezione di fede dinamica e combattiva, al di fuori di piccoli gruppi impegnati nelle associazioni, nel popolo cristiano che si limita alla Messa della domenica, se non scomparsa, si è molto affievolita.

Sono tanti i motivi per cui questa fede è diventata incapace di fare ardere quel "fuoco" che Gesù è venuto a portare nei luoghi dove si gioca la vita (famiglia, condominio, posto di lavoro, amici...), come stimolo e pungolo alla carità, alla giustizia, alla creazione della pace, al senso del dovere...

Il primo di tutti è sempre, ovviamente, che accendere questo fuoco non produce applausi e riconoscimenti, ma "divisione": "se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera". Pensiamo cosa succederebbe se in un ufficio pubblico un cristiano "fuoco" si opponesse con coraggio alla pratica di firmare il cartellino per poi andarsene per i fatti propri; oppure se in una casa di ricovero per anziani una cristiana "fuoco" contrastasse apertamente i colleghi che maltrattano i poveri ricoverati...

Un altro motivo – lo conosciamo benissimo – è che la fede di tantissimi praticanti non poggia su uno "sguardo su Gesù", cioè su scelte libere e consapevoli, ma su tradizioni e consuetudini sociali, acriticamente accettate e condivise.

Stando così le cose, che dobbiamo e possiamo fare?

La sola cosa da fare è accogliere il fuoco di Gesù, fissando lo sguardo su di lui che "di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio". Soltanto questo sguardo può ridare alla fede il coraggio di confrontarsi, come Geremia, con le difficoltà della testimonianza in ambienti e situazioni ostili o comunque difficili, per ricominciare a correre "con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento".

In questa operazione di rinvigorimento, ci può essere di aiuto proprio la difficoltà del momento presente. I cristiani che in tanti paesi del mondo, come al tempo dell'autore della Lettera agli Ebrei, affrontano le persecuzioni e il martirio, ci avvertono che non c'è più spazio per i cristiani "da salotto" (direbbe papa Francesco), perché la convivenza con popolazioni di fede diversa, soprattutto mussulmana, esige una fede coraggiosa. La possibilità che durante la Messa possano arrivare degli esaltati armati per obbligare a inginocchiarsi davanti ad Allah, come è accaduto a Rouen alla fine del luglio scorso, non può non spingere o a smettere una fede "tanto per dire", oppure a fare scelte coraggiose.

Letture del giorno

Ger 8,4-6.8-10; Sal 39; Eb 12,1-4; Lc 12,49-53

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