Una immensità che non schiaccia, ma esalta

Santissima Trinità - Anno C - 2016

La solennità della Santissima Trinità ci invita a contemplare e lasciarci affascinare dal mistero dell'amore di Dio, che si manifesta nella bellezza e nella grandezza delle sue opere.

Non possiamo e non potremo mai comprendere come può Dio essere uno in tre persone. Ci hanno provato le teste più acute e i santi più innamorati. Niente da fare! L'oceano non può esser contenuto in un bicchiere d'acqua. Nemmeno la stessa parola di Dio - come i brani della celebrazione di oggi - riesce a compiere questa operazione. Essa può soltanto confermare che Dio è tre persone, ma un solo amore e una sola sorgente di amore: "l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo", e "noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo".

Di più non riusciamo a capire, e non può essere che così, perché, se potessimo comprendere Dio, egli non sarebbe più Dio, ma uno di noi, magari soltanto un po' più dotato e complicato.


Come vivere questa nostra incapacità di comprendere l'immensità del Dio?

La risposta della parola di Dio a questa domanda è chiara: non dobbiamo ignorarla come qualcosa di ininfluente per la nostra vita; non dobbiamo sentircene schiacciati e umiliati; dobbiamo lasciarcene affascinare e conquistare, contemplandola, per trarne indicazioni e stimoli per la nostra vita concreta.

Questa risposta non ci viene data con spiegazioni complicate che, di nuovo, non potremmo capire, ma con l'invito a identificarci nell'autore del salmo che oggi siamo invitati a pregare. Quest'uomo, simbolo di ogni creature umana, minuscolo di fronte all'immensità del cielo, si scopre grandissimo, ed esclama: "Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato - mi domando - che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell'uomo, perché te ne curi? Davvero l'hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi". Poi conclude, quasi estasiato, pieno di trepidazione (il sentimento che il linguaggio biblico chiama: timore): "O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!".

Di fronte a questo Dio "mirabile su tutta la terra", che con "le sue dita", senza alcuna fatica, ha compiuto e compie opere così grandi, non servono domande alle quali non siamo in grado di rispondere, ma sentimenti che siamo capaci di vivere: trepidazione, contemplazione e gratitudine.
Sono questi sentimenti che fanno nascere in noi la domanda giusta, quella alla nostra portata, quella alla quale sappiamo e dobbiamo rispondere: se la tua immensità si è riversata su noi, facendoci poco meno di te, come possiamo vivere questo gratuito e immenso dono?

Trepidazione, contemplazione e gratitudine non sono sentimenti che lasciano passivi con gli occhi spalancati, la bocca e le mani inermi, mentre la vita di ogni giorno scorre per suo conto. Al contrario essi sono l'ispirazione, il riferimento, l'energia dell'impegno quotidiano, in modo che la morale cristiana non si riduca alla stentata sottomissione a negazioni e obblighi, diventando incapace di riflettere e di far trasparire la grandezza e la bontà delle dita di Dio. Soltanto la trepidazione, la contemplazione e la gratitudine davanti all'immensità di Dio possono far scattare in noi la volontà e la forza di essere degni del dono ricevuto, combattendo tutto ciò offusca la grandezza ricevuta, e potenziando tutto ciò che la può fare emergere e diffondere.

E' stata proprio la mancanza della trepidazione, della contemplazione e della gratitudine a farci accontentare troppo spesso di una morale di piccolo cabotaggio, priva del desiderio struggente e dell'impegno costante di testimoniare il nostro essere fatti "poco meno di un dio", e, perciò, incapace di reagire alla banalità e alla meschinità di coloro che, non alzando gli occhi verso l'opera delle sue dita, fanno dubitare che l'uomo sia fatto poco meno di un dio.

Letture del giorno

Pr 8,22-31; Sal 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15

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